C’è chi il prato del San Paolo – oggi Maradona – lo ha calpestato nell’anno zero, quello della rinascita dalla Serie C, quando ogni centimetro di campo sudato valeva un mattone per il futuro. Gerardo Schettino, che in quel primo Napoli di Edy Reja collezionò scampoli di partita decisivi (32 minuti contro il Martina Franca e 21 contro il Giulianova, impreziositi da un gran gol), conosce bene le dinamiche di una piazza che non accetta compromessi. Oggi, di fronte all'avvicendamento sulla panchina azzurra e all'arrivo ufficiale di Massimiliano Allegri, l'ex attaccante analizza la scelta della società tra realismo, un pizzico di nostalgia e qualche inevitabile ricordo sbiadito.
Il rimpianto Conte e la suggestione Fabregas
L'analisi di Schettino parte da quello che avrebbe potuto essere e non è stato, manifestando più di un rammarico per l'addio ad Antonio Conte.
"Speriamo renda Allegri anche noi. Speriamo possa fare meglio degli ultimi anni dove non ha fatto benissimo. Io avrei preferito rimanesse Conte anche per dare la possibilità al mister di avere la gratificazione che meritava se avesse avuto tutta la rosa al completo. Dovendo cambiare mi sarebbe piaciuto un profilo alla Fabregas per dare un ciclo nuovo al Napoli".
Un'idea, quella del tecnico spagnolo, che avrebbe sposato una linea verde e un calcio moderno e di proposta, interrompendo la striscia dei "sergenti di ferro" in panchina.
Pragmatismo contro il passato: "Ci daremo qualche pizzicotto"
Il calcio, però, impone realismo. Dopo una stagione complessa, il presidente De Laurentiis ha scelto di andare sul sicuro, affidandosi a un tecnico che ha fatto della concretezza e dei trofei il suo marchio di fabbrica. Una scelta di massima sicurezza che Schettino comprende, pur non nascondendo come il profilo di Allegri evochi inevitabilmente vecchi fantasmi e rivalità storiche sull'asse Napoli-Torino.
"Certo nelle difficoltà si deve scegliere solidità, per mantenere certi standard e puntare su vincenti e Allegri un vincente lo è stato. Ricordiamo il resto: la manita di Spalletti, lo scudetto perso nel 2018...ci daremo qualche pizzicotto".
Tra la standing ovation del 5-1 inflitto alla sua Juventus e il dolore mai del tutto superato per quel titolo sfumato in albergo a Firenze nel 2018, l'accoglienza ad Allegri si preannuncia come una delle storie più affascinanti del prossimo campionato. La parola, adesso, passa al campo.