Quarto

Un clima di tensione si è aperto sulla città di Quarto. Il sindaco Antonio Sabino è stato bersaglio di pesanti minacce e intimidazioni apparse sui social network, a seguito dell'avvio dei lavori di demolizione dei silos dell'ex cementificio, bene confiscato al clan camorristico Nuvoletta-Polverino e tornato oggi nel patrimonio del Comune.

I fatti: "Ti metto dentro ai muri"

L’intervento di riqualificazione, che mira a trasformare l’area in un polo culturale con teatro all’aperto e aree fitness, non è passato inosservato. Sotto i post istituzionali del Comune, sono apparsi commenti di estrema gravità, tra cui: “Morta una camorra se ne fa un’altra”, “Pupazzo” e l’esplicita minaccia “Ti metto dentro ai muri”. Messaggi che non lasciano spazio a interpretazioni e che richiamano il metodo mafioso.

La reazione del primo cittadino

Il sindaco Sabino non si è lasciato intimidire e ha annunciato una linea dura contro gli autori degli insulti. “Si tratta di messaggi molto gravi, per i quali presenterò formale denuncia ai carabinieri della Tenenza di Quarto - ha dichiarato il primo cittadino - Saranno gli organi inquirenti e la Procura Antimafia a valutare e indagare la provenienza di questi chiari messaggi intimidatori”. Sabino ha poi sottolineato la natura politica dell’attacco: “È evidente che il recupero di un cementificio di camorra, dopo 34 anni, per trasformarlo in un bene comune, dà molto fastidio. Ma noi andiamo avanti”.

La risposta dell’amministrazione: accelerazione sui beni confiscati

Il sindaco ha ribadito il pieno sostegno della comunità di Quarto, ricordando il lavoro svolto sulla legalità con oltre 70 beni confiscati già restituiti alla collettività. Per rispondere alle intimidazioni, l'amministrazione ha deciso di incalzare sui tempi con l'accelerazione sull'inaugurazione del nuovo parco nell'area dell'ex cementificio e la pubblicazione di due nuovi bandi entro la fine di giugno per l'assegnazione di altri 5 beni confiscati alla criminalità organizzata. L'episodio solleva nuovamente l'attenzione sulla questione della gestione dei beni sottratti alle mafie, che resta uno dei pilastri fondamentali della lotta alla criminalità organizzata nel territorio flegreo.