È morta all’età di 75 anni Zeudi Araya, volto simbolo del cinema italiano degli anni Settanta e figura centrale, negli anni successivi, nella produzione cinematografica. La notizia è stata resa pubblica dal figlio Michelangelo Spano, che ha spiegato come l’attrice si sia spenta domenica 24 maggio dopo una lunga malattia. La famiglia ha chiesto riservatezza e ha annunciato esequie in forma privata.
Dall’Eritrea al successo in Italia
Nata il 10 febbraio 1951 a Decamerè, Araya arrivò in Italia alla fine degli anni Sessanta. Ex Miss Eritrea, conquistò rapidamente l’attenzione del pubblico grazie alla sua bellezza magnetica e a una serie di campagne pubblicitarie che la resero familiare agli italiani.
La consacrazione arrivò con il film La ragazza dalla pelle di luna di Luigi Scattini. Il successo fu tale da trasformare quel titolo nel soprannome che l’avrebbe accompagnata per tutta la carriera. La sua immagine esotica e sofisticata divenne uno dei simboli dell’erotismo elegante che caratterizzò una stagione importante del cinema italiano.
I film e la popolarità degli anni Settanta
Negli anni successivi interpretò pellicole come Il corpo, accanto a Enrico Maria Salerno, e Signor Robinson con Paolo Villaggio. Pur restando legata a ruoli che valorizzavano soprattutto il suo fascino, cercò di ampliare il proprio percorso artistico attraversando commedia, melodramma ed erotismo d’autore.
Il suo nome entrò stabilmente nell’immaginario popolare del cinema italiano, accanto a interpreti come Laura Antonelli ed Edwige Fenech, protagoniste di quella stagione cinematografica.
L’incontro con Franco Cristaldi
Una svolta decisiva arrivò con il matrimonio con Franco Cristaldi, uno dei più importanti produttori della storia del cinema nazionale. Dopo aver progressivamente ridotto l’attività davanti alla macchina da presa, Araya scelse di lavorare dietro le quinte, apprendendo il mestiere della produzione e della valorizzazione delle opere cinematografiche.
Cristaldi aveva legato il proprio nome a capolavori come Amarcord, Divorzio all'italiana e Nuovo Cinema Paradiso. Dopo la sua scomparsa, Araya continuò a custodirne l’eredità culturale e professionale.
La seconda vita da produttrice
Negli ultimi decenni la sua presenza pubblica si era fatta sempre più discreta. Continuò però a lavorare nel settore audiovisivo come produttrice, seguendo restauri, riedizioni e iniziative dedicate alla conservazione del patrimonio cinematografico italiano.
Nel 2018 partecipò alla presentazione della nuova versione restaurata di Nuovo Cinema Paradiso insieme a Giuseppe Tornatore, testimonianza di un impegno che andava oltre la carriera di attrice.
Un volto che ha segnato un’epoca
La storia di Zeudi Araya racconta due vite artistiche. La prima, quella della diva dalla straordinaria fotogenia che conquistò il grande pubblico negli anni Settanta. La seconda, meno visibile ma altrettanto significativa, dedicata alla produzione e alla tutela del cinema italiano.
Con la sua scomparsa si chiude una pagina di quella stagione cinematografica che trasformò il fascino femminile in un fenomeno culturale e popolare, lasciando però anche figure capaci di costruire, lontano dai riflettori, una parte importante della memoria del nostro cinema.