Una normale escursione speleologica si è trasformata in una lunga operazione di soccorso nel territorio di Garessio, in provincia di Cuneo. Un giovane speleologo ventenne residente in Liguria è rimasto intrappolato all'interno della cosiddetta Grotta dei Cinghiali Volanti, una cavità che supera i 120 metri di profondità.
Secondo le prime ricostruzioni, il ragazzo sarebbe stato bloccato da una roccia staccatasi da una parete dell'antro. Nell'incidente ha riportato un trauma a un piede che gli impedisce di risalire autonomamente verso l'esterno.
Una macchina dei soccorsi imponente
L'allarme è stato lanciato nel tardo pomeriggio dagli altri componenti della spedizione, riusciti a uscire dalla grotta e a contattare il numero unico di emergenza. In breve tempo è stata attivata una vasta operazione coordinata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, con squadre provenienti da Piemonte, Liguria e Lombardia.
I soccorritori hanno raggiunto la zona di Pianbernardo, a circa 1.200 metri di quota, per poi calarsi all'interno della cavità. Le prime attività hanno riguardato il raggiungimento del ferito, la sua stabilizzazione e l'installazione di una linea telefonica via cavo per garantire comunicazioni costanti con l'esterno.
Recupero difficile e tempi lunghi
Le operazioni si stanno rivelando particolarmente complesse per la conformazione della grotta. Per riportare in superficie il giovane sarà infatti necessario ampliare alcuni passaggi molto stretti lungo il percorso di risalita. Un intervento delicato che richiede l'impiego di tecnici specializzati nelle attività di disostruzione in ambiente ipogeo.
Per questo motivo il recupero potrebbe protrarsi anche per tutta la giornata successiva. La profondità dell'incidente e le caratteristiche della cavità impongono infatti procedure lente e altamente controllate.
Il precedente di Ormea
L'episodio richiama alla memoria il salvataggio avvenuto nell'estate del 2025 nell'abisso Paperino di Ormea, a pochi chilometri di distanza. In quell'occasione lo speleologo Marco Massola, 62 anni, venne colpito alla testa da un masso durante un'esplorazione.
Per liberarlo furono necessari oltre cinquanta soccorritori e più di ventiquattro ore di lavoro. I tecnici dovettero persino utilizzare microcariche esplosive per allargare alcune strettoie e consentire il passaggio della barella in cui era immobilizzato il ferito.
Anche oggi la speranza dei soccorritori è quella di concludere l'intervento senza ulteriori complicazioni. Le informazioni raccolte nelle prime ore fanno ritenere che il ventenne non abbia riportato lesioni gravi, ma il suo trasferimento all'esterno resta una delle fasi più delicate dell'intera operazione.