Napoli

Nonostante l'invito, rivolto da qualcuno che fa il giornalista molto più seriamente di me, a "scordare il passato" e rivolgerci con fiducia al futuro, il sottoscritto qualche sassolino dalle scarpe se lo vuole ancora togliere. L'occasione propizia, del resto, mi è stata servita su un piatto d'argento proprio da quel Kevin De Bruyne, tanto osannato all'inizio del suo primo (e forse ultimo) anno di permanenza a Napoli - si fa per dire visti i quattro mesi di stop per infortunio - e, tra un flop e l'altro, al suo epilogo, per un gol "rubato" a una squadra già retrocessa e un "illuminato" passaggio in profondità.

Il regale calciatore belga ha espresso senza peli sulla lingua le sue opinioni su Antonio Conte, di fatto accusandolo di "incompetenza" ovvero di "brutale caratterialità", due aspetti che l'umile sottoscritto ha più volte rimarcato nei due "trionfali" anni del grande tecnico salentino a Napoli. Quello che l'ex stella del Manchester City ha contestato ad Antonio Conte è di non averlo mai fatto giocare nella sua naturale posizione di campo, quella che lo ha reso famoso e in cui si è espresso da sempre meglio, relegandolo piuttosto a controfigura di qualcuno o di qualcosa, che peraltro solo l'ex juventino aveva in testa.

Esempio lampante della fondatezza delle rimostranze del belga è stato il suo ingresso nell'ultima di campionato in sostituzione dell'infortunato Alisson Santos. Antonio Conte lo ha fatto giocare per 10 minuti buoni all'ala sinistra, manco fosse la fotocopia del brasiliano, pur non avendone né la propensione, né la tecnica né il passo (sia offensivo che difensivo). Insomma, un obbrobrio! E qui il discorso si allarga (e di molto) a una domanda fondamentale e quanto mai attuale: chi è e quanto vale realmente Giovanni Manna?

Il direttore sportivo azzurro, infatti, ha portato prima Conte e poi De Bruyne, si spera con una idea dei professionisti come degli uomini. Averlo fatto senza un'idea di gioco concreta e strutturata da proporre, ma solo come "ciliegina sulla torta Champions", e soprattutto senza un accordo preventivo -  tecnico prima che umano - tra le parti, sarebbe una colpa estremamente grave, che pregiudicherebbe, e non poco, sia le reali capacità che la futura affidabilità del dirigente salernitano. E qui veniamo a oggi. Se questo stesso uomo - rimuovendo la caterva di calciatori "bruciati" o "falliti" - ha guidato poi Aurelio De Laurentiis nella scelta di Massimiliano Allegri, non c'è molto da stare (appunto) "allegri", e la cosa (ahimè) riguarda tanto il suggeritore quanto il suo avallatore.