A Milano il restauro del celebre toro raffigurato nel pavimento della Galleria Vittorio Emanuele II si è trasformato in un piccolo caso cittadino. Dopo la conclusione dei lavori di ripristino del mosaico, numerosi cittadini e turisti hanno notato l'assenza dei testicoli dell'animale, elemento simbolico e protagonista di uno dei riti più conosciuti del capoluogo lombardo.

Sui social sono immediatamente comparsi commenti ironici, battute e critiche rivolte all'intervento. C'è chi ha parlato di "toro transgender", chi ha ironizzato sulla "transizione di genere" del celebre simbolo araldico di Torino, e chi ha definito il risultato un restauro incompleto.

Il rito della fortuna che consuma il mosaico

Da decenni milioni di visitatori compiono il tradizionale gesto scaramantico che consiste nel poggiare il tallone destro sui testicoli del toro e ruotare su sé stessi tre volte. Secondo la tradizione, il rito garantirebbe fortuna e il ritorno a Milano.

Proprio questa usanza ha provocato nel tempo un progressivo deterioramento del mosaico. In meno di dieci anni il continuo passaggio dei visitatori ha scavato una cavità profonda diversi centimetri, distruggendo le tessere in marmo rosa che componevano la parte più celebre della figura.

Il Comune di Milano interviene periodicamente per ripristinare il pavimento, consapevole che il rito rappresenta ormai una delle attrazioni più popolari della città.

La difesa del restauratore

A eseguire i lavori è stato l'artigiano bellunese Gianluca Galli, lo stesso professionista che aveva curato il precedente intervento nel 2017 in occasione dei 150 anni della Galleria.

Il restauratore respinge le critiche e sostiene che il lavoro non sia ancora concluso. Secondo la sua ricostruzione, il mosaico necessita ancora di alcune fasi tecniche prima di mostrare il risultato definitivo.

Galli sottolinea inoltre di aver operato sotto la supervisione dei tecnici comunali e considera prematuro ogni giudizio. A suo avviso, confrontare l'attuale intervento con quello precedente non avrebbe senso, anche perché entrambi portano la sua firma.

Comune: il lavoro deve essere completato

L'assessore alle Opere pubbliche Marco Granelli ha difeso il restauro spiegando che sono stati utilizzati materiali recuperati e coerenti con il disegno originario del mosaico. Secondo il Comune, le tessere appena posate devono ancora assestarsi e l'intervento sarà completato con le operazioni finali di lucidatura e finitura.

Nel frattempo l'area restaurata è stata nuovamente coperta con pannelli protettivi per consentire la conclusione dei lavori e mettere fine alle polemiche che hanno animato il dibattito cittadino.

La vicenda dimostra ancora una volta come uno dei simboli più amati di Milano riesca a far discutere ben oltre il suo valore artistico, diventando un elemento identitario e popolare della città.