Benevento

Ottant'anni fa la Repubblica. Per fortuna. La libertà. Finalmente. Quella soppressa dai fascisti, dalle leggi razziali, dagli omicidi politici, dalla persecuzione di chi non si irregimentava. Espressioni terribili di un passato che speriamo non torni più: la libertà, che solo la democrazia, per quanto imperfetta, può assicurare, è un dono prezioso che va difeso ogni giorno dagli assalti perchè permette a chiunque, anche a chi sta scribacchiando queste righe, di dire la propria senza paura.

Ottant'anni di Repubblica, la festa è in piazza Castello, con autorità, forze armate e dell'ordine, associazioni combattentistiche e di volontariato. Clima afoso, il sole fa fatica ad uscire, la nostra bandiera sventola. Non c'è tanta gente, ma non è una novità. La tromba suona le note tristissime del silenzio, il pensiero corre ai caduti, a chi si è immolato per questo scombiccherato Paese che non riesce a liberare fino in fondo tutte le energie di cui è in possesso.

Il prefetto Raffaela Moscarella legge il messaggio con il quale il presidente della Repubblica., Sergio Mattarella, evidenzia che “il voto del 2 giugno del 1946 segnò una svolta nella vita dell'Italia, con un nuovo patto civile”. La Repubblica fu il frutto “di un corale e sincero esercizio di democrazia, protagoniste soprattutto le donne, per la prima volta alle urne”. Dalla piazza si alza un applauso, applaude anche un bimbo in una carrozzina. La mamma sorride, lo fa poco prima che il sindaco di Benevento,. Clemente Mastella, sottolinei, come immagine storica di quel giorno, “il volto sorridente e pulito di una ragazza”, e ritorni su un passo di una poesia di Italo Calvino: “Tutto il male avevamo di fronte, tutto il bene avevamo nel cuore”.

Il primo cittadino ricorda i cinque diritti che ne seguirono: “salute, istruzione, sciopero, organizzazione dei partiti politici e il voto alle donne”. Il presidente della Provincia, Nino Lombardi, rimarca l'importanza degli investimenti su “scuola e università”, della “formazione come mezzo per combattere le diseguaglianze”, della necessità di “offrire proposte e opportunità, aumentando la speranza e la fiducia”. Quella nella Repubblica non deve mai venir meno, altrimenti sono guai.