L’escalation militare tra Iran e Stati Uniti si è intensificata nelle ultime ore con una nuova rappresaglia lanciata da Teheran contro obiettivi strategici nel Golfo Persico. Secondo fonti iraniane, missili e droni sono stati diretti contro basi americane presenti in Bahrein e Kuwait, in risposta ai raid statunitensi vicino allo Stretto di Hormuz.
Washington sostiene di avere “neutralizzato” gran parte degli attacchi, ma la tensione resta altissima. Le autorità del Kuwait hanno confermato che il Terminal 1 dell’aeroporto internazionale di Kuwait City è stato colpito, provocando diversi feriti e la sospensione immediata di tutti i voli civili.
L’aeroporto del Kuwait colpito
Le immagini diffuse dai media locali mostrano danni all’area del terminal e mezzi di emergenza schierati sulle piste. Il governo kuwaitiano ha attivato il piano nazionale di emergenza, mentre numerosi voli sono stati dirottati verso altri aeroporti della regione.
Secondo le prime ricostruzioni, l’attacco sarebbe stato effettuato con droni e missili lanciati dall’area costiera iraniana. Le difese aeree del Bahrein, invece, avrebbero intercettato tre missili e diversi droni diretti verso installazioni militari utilizzate dalle forze americane.
L’episodio rappresenta uno dei momenti più critici degli ultimi mesi nella crisi apertasi dopo i raid congiunti di Usa e Israele contro siti strategici iraniani.
La minaccia di Teheran
A rendere ancora più duro il clima è stato il messaggio pubblicato su X da Ibrahim Rezaei, portavoce della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano.
Secondo Rezaei, gli americani “capiscono meglio il linguaggio dei missili che quello dei diplomatici”. Una dichiarazione interpretata dagli osservatori come il segnale di una possibile prosecuzione delle operazioni militari da parte del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie.
Parallelamente, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha avviato una serie di colloqui telefonici con i responsabili diplomatici di Francia, Turchia, Qatar, Egitto, Pakistan e Arabia Saudita. Al centro delle conversazioni il rischio di un conflitto regionale allargato e il tentativo di riaprire un canale negoziale.
Nel colloquio con Islamabad ha partecipato anche il capo dell’esercito pakistano Asim Munir, indicato come uno dei principali mediatori tra Teheran e Washington.
Hormuz resta il nodo centrale
La situazione nello Stretto di Hormuz continua a preoccupare i mercati internazionali. La rotta marittima, fondamentale per il trasporto globale di petrolio e gas, risulta ancora parzialmente bloccata dopo settimane di tensioni militari.
Il prezzo del petrolio è tornato a salire oltre l’1% nelle contrattazioni asiatiche, mentre compagnie energetiche e operatori navali monitorano con apprensione gli sviluppi nel Golfo.
La diplomazia internazionale tenta di evitare una nuova spirale militare, ma il fragile cessate il fuoco degli ultimi mesi appare sempre più compromesso.