“Scrivo la storia, disegno i personaggi e doppio le voci. Non sono io che assume, decide o paga chi lavora alla produzione”. Con un video pubblicato su Instagram, Zerocalcare interviene nella polemica esplosa attorno a Due spicci, la nuova serie animata prodotta per Netflix Italia, dopo alcune testimonianze anonime sulle presunte condizioni di lavoro degli animatori coinvolti nel progetto. Il fumettista romano respinge le accuse di responsabilità diretta e spiega di non avere alcun ruolo nella gestione economica o contrattuale della produzione. “Quelle poche volte che ho incontrato i lavoratori in studio nessuno mi ha mai parlato di problemi”, afferma nel video.

Le accuse nate sui social

La vicenda nasce dopo la pubblicazione, sulla pagina Instagram di Unita, associazione che riunisce animatori italiani, di alcune segnalazioni anonime attribuite a lavoratori del settore. Tra queste, la più discussa riguarda un presunto compenso di sei euro l’ora offerto a un collaboratore che avrebbe poi rifiutato l’incarico. Le testimonianze hanno rapidamente alimentato il dibattito online, fino a coinvolgere anche la politica. Il senatore Maurizio Gasparri ha annunciato un’interrogazione parlamentare sul tema. Zerocalcare, nel suo intervento, ha criticato la presa di posizione del parlamentare, accusandolo di incoerenza sul tema del salario minimo.

La replica della produzione

A intervenire è stato anche Giorgio Scorza, amministratore delegato di Movimenti Production e produttore della serie. Scorza ha definito le accuse prive di verifiche concrete e basate su “commenti anonimi pubblicati da un account a sua volta anonimo”. La società ha annunciato di avere inviato una diffida sia alla pagina che aveva pubblicato i contenuti sia a chi li ha rilanciati. Sul tema delle retribuzioni il produttore è netto: “Escludo categoricamente paghe come quelle denunciate”. Secondo Scorza, i compensi variano in base a esperienza e mansioni ma restano all’interno delle norme previste dalla legge. Anche Cartoon Italia, associazione dei produttori di animazione, ha espresso sostegno alla società.

Il ruolo di Unita

L’associazione Unita, fondata dagli animatori Mattia Monteduro e Nicola Gualtieri, ha spiegato di avere rimosso le testimonianze dopo la diffida ricevuta, precisando però che la scelta non rappresenta alcuna ammissione di responsabilità. In una nota il gruppo sostiene di avere pubblicato i messaggi “in buona fede” e con l’obiettivo di aprire un confronto sulle condizioni del lavoro nell’animazione italiana. La stessa associazione ha sottolineato di non poter verificare autonomamente la veridicità delle testimonianze raccolte.

Il tema del lavoro nell’animazione

Dietro lo scontro resta aperta una questione più ampia che riguarda il settore dell’animazione italiana, caratterizzato da produzioni a progetto, collaborazioni discontinue e forte competizione internazionale. Movimenti Production rivendica una storia lunga venticinque anni e sottolinea di avere lavorato con centinaia di professionisti senza precedenti contestazioni pubbliche. “Non possiamo accettare che commenti anonimi mettano in discussione anni di lavoro e serietà professionale”, conclude Scorza.