Il grande raid russo annunciato da giorni si è abbattuto nella notte su Kiev e Dnipro, lasciando dietro di sé decine di vittime, edifici sventrati e una nuova ondata di paura in tutta l’Ucraina. Secondo le autorità locali il bilancio provvisorio è di almeno 22 morti e oltre cento feriti, ma i soccorritori continuano a scavare tra le macerie di palazzi residenziali colpiti dai missili.

Le autorità russe sostengono di avere preso di mira esclusivamente “obiettivi militari e centri decisionali”, ma da Kiev arriva una versione completamente diversa. Quartieri civili, mercati, infrastrutture urbane e abitazioni sarebbero stati colpiti durante un bombardamento definito tra i più pesanti degli ultimi mesi.

Tre ondate di attacchi

Secondo l’aeronautica ucraina, la Russia avrebbe lanciato centinaia di droni e oltre settanta missili balistici in tre diverse ondate durate circa dodici ore. Almeno trentatré missili sarebbero riusciti a superare le difese contraeree ucraine, messe in difficoltà anche dalla scarsità di munizioni.

Preoccupano soprattutto i nuovi droni-jet impiegati da Mosca, più veloci e difficili da intercettare rispetto ai tradizionali droni Shahed utilizzati nei mesi scorsi.

Il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, ha parlato di gravi danni in diversi quartieri della capitale, mentre a Dnipro sarebbero morte almeno quindici persone, tra cui due bambini.

Kurkov: “La Russia vuole terrorizzare i civili”

Tra i testimoni del bombardamento c’è lo scrittore ucraino Andrei Kurkov, che ha raccontato di avere trascorso l’intera notte in contatto con i figli rifugiati nei corridoi e nelle aree protette delle loro abitazioni.

“È terrorismo puro”, afferma Kurkov. “I russi mirano a devastare infrastrutture civili, magazzini di medicinali, mercati, appartamenti. Vogliono generare paura nella popolazione”.

Lo scrittore racconta che molti civili sono tornati a dormire nelle stazioni della metropolitana e nelle cantine, come nei primi mesi dell’invasione.

“C’è stanchezza ma non disperazione”, dice. “Chi aveva paura è già fuggito all’estero. Chi resta continua a credere nella resistenza”.

Il fronte fermo e la guerra che cambia

Il nuovo bombardamento arriva mentre l’offensiva russa nel Donbass sembra rallentare. Secondo gli osservatori internazionali, Mosca starebbe intensificando gli attacchi sulle città anche per rispondere ai successi dei droni ucraini capaci di colpire raffinerie, oleodotti e strutture strategiche all’interno del territorio russo.

Sul piano diplomatico, intanto, cresce l’attenzione verso la conferenza intergovernativa prevista in Lussemburgo il 15 giugno, dove Ucraina e Moldavia dovrebbero avviare formalmente i negoziati per l’adesione all’Unione europea.

Secondo indiscrezioni riportate negli ambienti europei, anche l’Ungheria starebbe attenuando le tradizionali resistenze sull’ingresso di Kiev nell’Ue, dopo i recenti cambiamenti politici interni.