Il terremoto registrato al largo della Calabria è stato il più forte in Italia dopo il sisma di Norcia del 30 ottobre 2016, ma nonostante la magnitudo elevata non ha provocato vittime né danni gravi. A fare la differenza, spiegano gli esperti, sono stati soprattutto la profondità dell’ipocentro e le caratteristiche geologiche dell’area interessata. Secondo Salvatore Stramondo, direttore del dipartimento terremoti dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, il confronto con Norcia può essere fuorviante.
Perché il sisma è stato meno distruttivo
Sebbene le magnitudo siano apparse simili — 6.5 nel terremoto umbro del 2016 contro il 6.1 registrato nel Tirreno — l’energia liberata dal sisma di Norcia fu molto superiore. “La scala è logaritmica”, spiega Stramondo. “Un incremento di 0.2 nella magnitudo comporta il raddoppio dell’energia sviluppata”. Per questo il terremoto del 2016 ebbe effetti molto più devastanti. Determinante è stata anche la profondità dell’ipocentro, localizzato a circa 250 chilometri sotto la superficie terrestre. Un terremoto così profondo disperde maggiormente l’energia prima che le onde sismiche raggiungano la superficie.
A Norcia, invece, la rottura della faglia avvenne a circa dieci chilometri di profondità, con effetti molto più violenti sui centri abitati.
Scossa avvertita dal Lazio alla Grecia
La forte profondità ha però ampliato enormemente l’area in cui il terremoto è stato percepito. Le segnalazioni raccolte dall’Ingv sono arrivate da gran parte del Sud Italia, dal Lazio fino a Palermo, e persino dalla Grecia. Secondo gli esperti, più un terremoto è profondo, più vasta è la superficie raggiunta dalle onde sismiche. L’Ingv ha ricevuto circa settemila segnalazioni da cittadini che hanno avvertito la scossa, dati utilizzati anche per ricostruire la propagazione del sisma.
Un terremoto diverso da quelli dell’Appennino
Gli studiosi chiariscono anche che il terremoto del Tirreno ha origini completamente differenti rispetto ai grandi sismi che hanno colpito l’Appennino centrale, come Amatrice, L’Aquila o l’Irpinia. In questo caso il fenomeno è legato alla subduzione della placca ionica sotto la Calabria: una gigantesca porzione di crosta terrestre che scivola sotto il territorio calabrese lungo un piano inclinato. Questo processo genera terremoti profondi nel Tirreno meridionale ed è noto da decenni ai sismologi. In passato, nella stessa area, sono stati registrati eventi sismici persino a 400 chilometri di profondità.
Nessun rischio tsunami
Nonostante la forte energia liberata, gli esperti escludono il rischio di tsunami. Il Centro Allerta Tsunami dell’Ingv si è attivato immediatamente dopo la scossa, verificando la possibilità di onde anomale nel Mediterraneo. Le analisi hanno però escluso scenari pericolosi sia per la profondità dell’evento sia per la magnitudo non sufficiente a generare un maremoto distruttivo.
La Calabria resta area ad alto rischio
Gli esperti ricordano comunque che la Calabria resta una delle aree a maggiore rischio sismico d’Europa. Nel passato la regione è stata colpita da terremoti devastanti, come quelli del 1783 e del 1905, con magnitudo superiori a 7.0. “La prevenzione resta fondamentale”, sottolinea Stramondo. “Bisogna informare la popolazione e costruire con tecniche antisismiche moderne”.