Napoli

 

Il dibattito politico e giudiziario sulla criminalità minorile e sulle risposte del sistema sanzionatorio si arricchisce di un capitolo fondamentale basato sui dati e sulle risposte del territorio. Venerdì 5 giugno, alle ore 09:30, il Centro Chikù in Largo della Cittadinanza Attiva a Scampia diventerà l'epicentro di un confronto cruciale tra magistratura, istituzioni locali ed esperti del Terzo Settore.

L'occasione è l'evento conclusivo di "La mia banda è pop", un progetto pilota selezionato dall'impresa sociale Con i Bambini nell'ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile (bando Cambio Rotta). Dopo quattro anni di attività continuativa nelle aree metropolitane di Napoli, Caserta, Salerno, Avellino e Benevento, la rete dei partner presenta un bilancio che si candida a ridefinire le linee guida delle politiche sociali e penali per i giovani vulnerabili.

I numeri dell'alternativa al carcere: il focus sulla "messa alla prova"

Nel corso del quadriennio, l'intervento ha intercettato una platea vasta e complessa, dimostrando l'efficacia dei percorsi di giustizia riparativa e inclusiva rispetto alla sola opzione detentiva: 900 minori complessivi sono stati coinvolti in azioni di prevenzione e contrasto alla povertà educativa nelle cinque province campane. Circa 80 ragazzi in area penale esterna, soggetti a misure alternative e percorsi di messa alla prova, sono stati inseriti in programmi di presa in carico individualizzata. Un'équipe multidisciplinare composta da professionisti del settore e supportata dagli Uffici del Servizio Sociale Minorenni (USSM) di Napoli e Salerno ha guidato i percorsi di reinserimento.

L'efficacia del modello risiede nella capacità di costruire proposte "cucite su misura" per ciascun giovane e per il rispettivo nucleo familiare, integrando scuola, formazione e opportunità lavorative concretizzate grazie alla sinergia con il mondo delle imprese e della comunicazione.

Politica e Magistratura a confronto: il programma del summit

L'appuntamento a Scampia, accreditato presso il Consiglio dell'ordine degli Assistenti Sociali, metterà attorno allo stesso tavolo i principali attori della macchina giudiziaria e amministrativa della Campania per discutere il futuro della giustizia minorile.

I lavori si apriranno con i saluti istituzionali di Patrizia Imperato (Procura Minori Napoli), Chiara Marciani (Assessora alle Politiche Sociali, Giovanili e al Lavoro del Comune di Napoli), Davide D'Errico (Consigliere Regionale) e Nicola Nardella (Presidente dell'VIII Municipalità).

A seguire, la coordinatrice Barbara Pierro (ass. chi rom e...chi no, capofila del progetto) e i docenti Giustina Orientale Caputo e Giuseppe Gargiulo dell'Università Federico II analizzeranno i dati e i processi d'intervento. Il dibattito vedrà la partecipazione attiva delle direttrici degli USSM di Napoli e Salerno, Giuliana Cepollaro e Teresa Sorrentino. Le conclusioni politiche e giudiziarie sulle prospettive di riforma del settore saranno affidate a Paola Brunese, Presidente del Tribunale per i minorenni di Napoli.

"Maneggiare con cura": il manifesto per una nuova alleanza comunitaria

Il fulcro scientifico e politico dell'incontro sarà la presentazione del volume "Maneggiare con cura". Il testo, introdotto dalla prefazione di Marco Rossi Doria, raccoglie non solo le testimonianze dirette dei ragazzi e delle famiglie coinvolte, ma anche l'analisi critica di autorevoli figure del panorama giuridico e sociologico italiano.

Il libro si avvale dei contributi scientifici di Aldo Policastro (Procuratore Generale presso la Corte d'Appello di Napoli), dei sociologi Luigi Manconi e Stefano Laffi, della ricercatrice in Diritto processuale penale Gaia Tessitore e di Marica Fantauzzi (A Buon Diritto).

La tesi emersa dall'inchiesta sul campo è netta: per strappare i minori ai circuiti della criminalità organizzata non bastano le misure emergenziali di stampo unicamente repressivo. È necessaria una continuità strutturale e un'assunzione di responsabilità da parte dell'intera "comunità educante" — composta da enti pubblici, università, cooperative e parrocchie — per trasformare l'area penale da spazio di pura punizione a reale occasione di riprogettazione esistenziale.