La nuova legge elettorale torna a incendiare il confronto politico a Montecitorio. Dopo le audizioni in Commissione Affari Costituzionali della Camera, Simona Bonafè, capogruppo del Partito Democratico, accusa la maggioranza di voler procedere su un testo che, a suo giudizio, resta segnato da «pesanti profili di incostituzionalità». Il bersaglio è il cosiddetto Bignami bis, la nuova versione della proposta depositata dalla maggioranza dopo le prime tensioni in Commissione.
La bocciatura nelle audizioni
Per Bonafè, le audizioni non avrebbero attenuato le critiche, ma al contrario le avrebbero rafforzate. La deputata dem sostiene che costituzionalisti ed esperti ascoltati in Commissione abbiano confermato la fragilità dell’impianto. Il punto politico più duro è questo: secondo la lettura del Pd, non si tratterebbe di un testo migliorabile con qualche correzione, ma di una proposta da ritirare e riscrivere da capo.
La maggioranza aveva depositato il nuovo testo della riforma, indicato come Bignami bis, in Commissione Affari Costituzionali il 27 maggio. La discussione generale in Aula è stata calendarizzata dal 26 giugno, scelta che ha alimentato le proteste delle opposizioni, convinte che i tempi siano troppo stretti per una riforma destinata a incidere sulle regole del voto.
Lo scontro con la maggioranza
La posizione di Bonafè si inserisce in una linea di opposizione frontale. La capogruppo dem chiede alla destra di ascoltare «chi studia e conosce la Costituzione» e di abbandonare quello che definisce un metodo unilaterale. Il cuore della critica non è solo tecnico, ma istituzionale: quando si interviene sulle regole elettorali, sostiene il Partito Democratico, servono dialogo, confronto e rispetto degli equilibri tra maggioranza e opposizione.
La proposta Bignami, registrata alla Camera come Atto 2822, interviene sui testi unici per l’elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. L’iter risulta assegnato alla Commissione I Affari Costituzionali, dove si concentra ora il confronto politico e tecnico sul nuovo sistema di voto.
Il nodo costituzionale
Il terreno più sensibile resta quello della compatibilità costituzionale. Nei giorni scorsi un appello firmato da 126 costituzionalisti aveva già espresso «forte preoccupazione» per la riforma in esame alla Camera, richiamando la necessità di tornare ai principi della Costituzione. Il fronte critico insiste in particolare sul rapporto tra rappresentanza, premio di maggioranza e libertà di scelta degli elettori.
È su questo punto che Bonafè costruisce l’affondo politico: non una semplice richiesta di modifiche, ma la contestazione dell’intero impianto. La maggioranza, da parte sua, rivendica l’apertura a possibili emendamenti e considera il nuovo testo una risposta alle obiezioni emerse. Ma il giudizio delle opposizioni resta netto: la riforma, così com’è, rischia di trasformare una materia che dovrebbe essere condivisa in una prova di forza parlamentare.
Una partita sulle regole del voto
Il calendario ora pesa quanto il merito. L’approdo in Aula dal 26 giugno imprime una forte accelerazione al percorso della riforma, mentre le opposizioni chiedono di rallentare e riaprire il confronto. Il braccio di ferro sulla legge elettorale diventa così una prova più ampia sui rapporti tra maggioranza e minoranza e sulla capacità del Parlamento di scrivere regole destinate a valere per tutti.
Per Bonafè, la via d’uscita è il ritiro del Bignami bis. Per la maggioranza, invece, il testo resta la base su cui procedere. Nei prossimi passaggi in Commissione si capirà se lo spazio per modifiche sostanziali esiste davvero o se la riforma arriverà in Aula accompagnata da uno scontro politico già arrivato al punto di rottura.