Sei fabbricati in costruzione sono stati sequestrati nel comune di Santa Marina, nel Cilento. Il provvedimento è stato eseguito da finanzieri e carabinieri in servizio presso la sezione di polizia giudiziaria della Procura di Lagonegro, dal Reparto Carabinieri Forestali di Vallo della Lucania -Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano e dai militari della Stazione carabinieri di Vibonati. Il sequestro riguarda oltre 15 unità abitative, ricadenti in localita Isca dei Macelli, frazione Policastro-Bussentino, del comune di Santa Marina, per un valore complessivo stimato ad opere completate superiore a 1.500.000,00 euro.
Le indagini hanno consentito di ipotizzare la responsabilità di 32 indagati, nelle rispettive qualità soggettive di lottizzatori, procuratori speciali, progettisti e direttori dei lavori, acquirenti, venditori e responsabili pro-tempore dell'Ufficio Tecnico Comunale preposti al rilascio dei titoli edilizi.
L'inchiesta ipotizza i reati di lottizzazione abusiva cosiddetta "mista", falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico e falsità ideologica commessa da pubblico ufficiale. Il provvedimento trae origine dalle indagini coordinate dalla Procura di Lagonegro. Le investigazioni, partite da un incarico peritale finalizzato all'individuazione delle aree agricole del Comune di Santa Marina che avevano perso il carattere della ruralità in contrasto con gli strumenti urbanistici vigenti, hanno consentito di accertare la realizzazione di una sistematica operazione di trasformazione speculativa di un'area di circa 24.276 metri quadri, classificata in "zona agricola E" dal vigente Piano Regolatore Generale, originariamente inedificata, sviluppatasi - secondo la Procura - "attraverso un disegno criminoso unitario articolato in tre fasi tra loro inscindibili: il frazionamento catastale delle particelle originarie in 18 lotti funzionalmente incompatibili con la vocazione agricola dell'area; la loro cessione mediante una serie di atti di compravendita conclusi tra il 2008 e il 2023 ed infine la successiva edificazione attraverso permessi di costruire viziati ab origine, ottenuti sulla base di false attestazioni tecniche sistematiche in ordine alla classificazione urbanistica delle aree".
Secondo l'ipotesi investigativa, "il meccanismo fraudolento si è incentrato sulla falsa classificazione -tra l'altro- delle aree in "Zona E2" - con indice di fabbricabilità di 0,03 mc/mq - in luogo della corretta classificazione in "Zona E1" - con indice di 0,003 mc/mq -, cosi consentendo l'assentimento di volumetrie residenziali dieci volte superiori a quelle ammissibili dal P.R.G. L'operazione si concludeva, nella quasi totalità dei casi, mediante varianti in corso d'opera per cambio di destinazione d'uso da agricola a residenziale, assentite in assenza di qualsivoglia istruttoria sullo stato di fatto delle opere. II risultato concreto è stato la creazione, su suolo agricolo costiero originariamente inedificato, di un agglomerato residenziale privato privo delle infrastrutture di urbanizzazione primaria necessarie per la sua integrazione nel territorio, con irreversibile consumo di suolo in un'area di elevato pregio ambientale e paesaggistico".