Il Forum economico internazionale di San Pietroburgo si è chiuso nel modo più scomodo per Vladimir Putin: con i droni ucraini sopra la città simbolo della proiezione russa nel mondo. Mentre il Cremlino cercava di mostrare stabilità, investimenti e relazioni internazionali, la guerra ha raggiunto ancora una volta il cuore politico e militare della Russia europea.

Le autorità russe hanno parlato di un attacco senza precedenti. Secondo Mosca, centinaia di droni sono stati intercettati in diverse regioni, compresa quella di Leningrado, mentre a San Pietroburgo gli abitanti sono stati invitati a restare in casa. L’offensiva è arrivata dopo il rifiuto di Putin di accogliere la proposta di Volodymyr Zelensky per colloqui diretti.

La vetrina incrinata del Cremlino

Il colpo politico è evidente. Lo SPIEF, tradizionalmente usato da Putin come palcoscenico per presentare una Russia impermeabile alle sanzioni e ancora centrale nei traffici globali, è stato attraversato dalla vulnerabilità della guerra. L’attacco ha interessato obiettivi militari e infrastrutturali nell’area di San Pietroburgo, compresa Kronstadt, base storica della flotta russa del Baltico.

Zelensky ha rivendicato la portata dell’operazione parlando di droni capaci di percorrere circa mille chilometri fino alla regione di San Pietroburgo e di colpire arsenali navali e basi nemiche. Il presidente ucraino ha definito questi attacchi una forma di «sanzioni a lungo raggio», cioè la risposta militare di Kiev alla prosecuzione dell’aggressione russa.

La guerra torna in territorio russo

Per la popolazione russa, l’appello a non uscire di casa ha avuto un valore simbolico forte. La guerra, che la propaganda del Cremlino continua a presentare come lontana e controllata, ha prodotto allarmi, feriti, evacuazioni e interruzioni nella vita quotidiana. Secondo fonti russe, i detriti dei droni hanno provocato danni e incendi in aree della regione di Leningrado; altre offensive ucraine hanno colpito anche infrastrutture energetiche nella regione di Krasnodar.

La capacità ucraina di spingere i propri droni sempre più in profondità conferma una trasformazione della guerra. Kiev non punta soltanto al fronte orientale o meridionale, ma cerca di logorare la macchina militare russa, colpendo depositi, arsenali, basi navali e nodi energetici. È una strategia che non ribalta da sola l’equilibrio del conflitto, ma impone a Mosca costi crescenti e obbliga la difesa russa a proteggere territori sempre più estesi.

Il messaggio politico a Mosca e agli alleati

L’attacco arriva mentre la diplomazia resta bloccata. Putin ha respinto l’ipotesi di un cessate il fuoco sostenendo che una tregua servirebbe solo a riorganizzare le forze ucraine. Zelensky, al contrario, insiste sulla necessità di negoziati ma accompagna la pressione diplomatica con una campagna militare sempre più audace dentro la Federazione Russa.

Il messaggio è rivolto anche agli alleati occidentali: Kiev vuole dimostrare di non essere ferma in attesa delle mediazioni internazionali e di poter colpire il sistema militare russo con mezzi propri. La coincidenza con il forum di San Pietroburgo amplifica il significato dell’operazione. Nel giorno in cui Mosca cercava di mostrarsi forte, la guerra ha ricordato che nessuna vetrina è più al riparo.