Il soprannome gli è tornato indietro come un boomerang. Donald Trump, che per anni aveva trasformato Joe Biden in «Sleepy Joe», si ritrova ora inseguito dai social con una formula quasi identica: «Sleepy Trump», oppure «Commander-in-Sleep». A scatenare l’ironia è un video girato nello Studio Ovale durante un evento dedicato al carbone, nel quale il presidente appare con gli occhi chiusi e il capo inclinato mentre altri membri dell’amministrazione parlano. La Casa Bianca respinge le accuse e sostiene che il presidente fosse vigile, ma il filmato ha rilanciato il dibattito sulla sua età, sulla resistenza fisica e sulla gestione pubblica della sua immagine.

Il contrappasso di “Sleepy Joe”

La forza politica del caso sta nel precedente. Trump ha costruito una parte della propria retorica contro Biden insistendo sulla presunta fragilità fisica e mentale del predecessore. Per questo le immagini dello Studio Ovale hanno avuto una circolazione immediata: non tanto perché provino da sole un problema clinico, quanto perché colpiscono il presidente nel punto in cui lui stesso aveva colpito l’avversario. I democratici hanno rilanciato il video, mentre sostenitori e portavoce repubblicani hanno parlato di attacco strumentale.

L’episodio è arrivato poche ore dopo un’audizione al Congresso in cui il segretario di Stato Marco Rubio aveva negato di aver mai visto Trump addormentarsi durante eventi ufficiali. Rubio aveva anzi difeso la sua energia, raccontando che il presidente lavora a tutte le ore e chiama anche di notte. Proprio questa difesa ha reso il nuovo filmato ancora più imbarazzante per l’amministrazione.

L’ironia dei social e la battuta di Hunter Biden

La rete ha fatto il resto. Il comico Seth Meyers ha dedicato all’episodio un segmento del suo show, trasformando la linea difensiva di Rubio in una battuta: se Trump non dorme di notte, ha ironizzato, allora recupera durante il giorno. La satira televisiva ha raccolto e amplificato un sentimento già diffuso online, dove il filmato è stato montato, commentato e rilanciato come prova di una contraddizione politica prima ancora che personale.

Nel coro è entrato anche Hunter Biden, che ha risposto agli sfottò subiti dal padre con una battuta diventata rapidamente virale: Trump, ha scritto, sarebbe un “clone” al quale qualcuno dimentica di ricaricare la batteria. Una frase pensata per colpire la mitologia trumpiana della forza, ma anche per restituire al mittente anni di caricature contro Joe Biden.

La Casa Bianca prova a chiudere il caso

La linea ufficiale resta quella della minimizzazione. I portavoce della Casa Bianca hanno respinto le accuse, parlando di interpretazioni forzate e di semplici momenti ripresi fuori contesto. In passato, davanti a filmati simili, l’entourage presidenziale aveva già spiegato che Trump stava solo sbattendo le palpebre o che aveva gli occhi chiusi senza dormire. Il problema, però, non è soltanto medico: è narrativo. Ogni nuova immagine alimenta la stessa domanda che Trump aveva imposto agli avversari, cioè se il presidente sia sempre pienamente presente nelle occasioni pubbliche.

Il video dello Studio Ovale non cambia da solo il quadro politico americano, ma incrina una delle armi più efficaci del trumpismo: la capacità di ridicolizzare l’altro senza subire il medesimo trattamento. Questa volta la caricatura si è rovesciata. E nella campagna permanente della politica statunitense, anche pochi secondi di palpebre abbassate possono diventare un caso nazionale.