Due settimane dopo il primo turno, le amministrative tornano a misurare i rapporti di forza nei territori. Oggi e domani si vota per i ballottaggi in 42 Comuni, con 1.133.135 elettori chiamati alle urne in 1.303 sezioni. I seggi restano aperti domenica dalle 7 alle 23 e lunedì dalle 7 alle 15, quando comincerà lo scrutinio. La partita riguarda sei capoluoghi di provincia: Agrigento, Arezzo, Chieti, Lecco, Macerata e Trani.

La prova dei sei capoluoghi

La sfida più visibile è quella dei capoluoghi, dove il voto amministrativo diventa anche un segnale politico per le coalizioni nazionali. Il centrodestra arriva in vantaggio a Lecco, con Filippo Boscagli, ad Arezzo, con Marcello Comanducci, e a Macerata, dove Sandro Parcaroli ha sfiorato l’elezione al primo turno. Il centrosinistra parte invece avanti ad Agrigento con Michele Sodano, a Chieti con Giovanni Legnini e a Trani con Marco Galiano.

Il ballottaggio, però, è una consultazione diversa dal primo turno. Si vota scegliendo uno dei due candidati rimasti in corsa o una delle liste collegate, ma non è ammesso il voto disgiunto. È proprio in questa seconda fase che diventano decisivi l’affluenza, la tenuta delle coalizioni e la capacità di attrarre gli elettori rimasti senza candidato.

Le città simbolo

A Lecco il centrodestra prova a interrompere un ciclo di quindici anni di governo del centrosinistra. Ad Arezzo, invece, la coalizione di governo nazionale punta a confermare una delle sue roccaforti in una regione tradizionalmente più favorevole al centrosinistra. A Macerata, il primo turno ha consegnato a Parcaroli un margine ampio ma non sufficiente, trasformando il secondo turno in una prova di mobilitazione.

Sul fronte opposto, Chieti guarda alla sfida tra Giovanni Legnini, già vicepresidente del Consiglio superiore della magistratura, e Cristiano Sicari. Ad Agrigento il confronto è tra Michele Sodano, sostenuto dal campo largo, e Dino Alonge, appoggiato da Fratelli d’Italia e Forza Italia. A Trani, Marco Galiano difende il vantaggio del primo turno contro Angelo Guarriello, candidato del centrodestra.

La Sardegna vota al primo turno

Mentre nel resto d’Italia si decide il secondo turno, in Sardegna la partita è ancora al primo passaggio. Nell’isola, Regione a statuto speciale, si vota in 148 Comuni per eleggere sindaci e consigli comunali. Gli eventuali ballottaggi sono fissati per il 21 e 22 giugno nei centri dove la legge li prevede.

Il voto sardo allarga il perimetro politico della giornata. Non riguarda solo i grandi centri, ma una rete di amministrazioni locali che pesa sulla gestione quotidiana dei servizi, dei bilanci comunali e dei rapporti con la Regione. Per i partiti, anche qui, il risultato sarà letto come indicatore di radicamento territoriale.

Il test oltre i municipi

Il dato nazionale delle amministrative resta frammentato, ma il significato politico è chiaro. Nei Comuni sopra i 15 mila abitanti il doppio turno premia spesso chi riesce ad allargare il consenso tra il primo e il secondo voto. Per questo i vantaggi iniziali non sono mai garanzia di vittoria, soprattutto quando l’affluenza cala e le alleanze locali pesano più degli schieramenti nazionali.

Lunedì pomeriggio, con la chiusura dei seggi, il quadro sarà più netto. I sei capoluoghi diranno se il primo turno è stato soltanto una fotografia provvisoria o se le coalizioni riusciranno a confermare le posizioni di partenza. Per centrodestra e centrosinistra sarà un test amministrativo, ma anche un messaggio politico destinato a Roma.