Avellino

Il nostro tragico Mezzogiorno, immutabile e patetico nel suo rivendicare il cambiamento, anche in queste elezioni comunali e provinciali non si è smentito. Quando la politica è al servizio di emuli imperfetti di passati leaders e piegata alle richieste di professionisti dell'incarico cadenzato e di un’inevitabile quanto esigente soldataglia di ventura, le conseguenze sono già incise sul rude marmo delle Apuane.

Giustino Fortunato, invocando il riordinamento della Scuola, scriveva: "Di tutti i nostri mali politici sono causa l'ignoranza del popolo, che ribadisce la naturale sua condizione di inferiorità e la troppo scarsa cultura delle classi dirigenti".
Eppure il concetto di “nuovo”, questo maledetto “nuovo”, resta un segreto irrisolto: nemmeno il “Grande Dizionario della lingua italiana”, ideato da Salvatore Battaglia, ci aiuta a risolvere l'arcano. 

Fin dal secolo passato figurine e figuri del noto casellario del politicume locale, mercenari impenitenti, portatori di preferenze e probabilmente praticanti ortodossi del culto del voto di scambio, si ritrovano puntuali tra i banchi dei consigli e delle giunte comunali. Non perdono una posa intorno al premiato di turno e si affollano al traguardo con l’abilità di uno sprinter consumato dallo scatto irresistibile ma senza stile: i vecchi come me, rispetto a questi presenzialisti incalliti, ricorderanno almeno con nostalgia Dino Zandegù e Marino Basso nelle audaci volate del Giro.
Intanto la politica è defunta e agli osservatori disarmati non resta che ritrovare attuali, dopo oltre un secolo, le dolenti pagine di Leopoldo Franchetti, Giustino Fortunato appunto e di Gaetano Salvemini.
Un caso quasi di scuola però devo citarlo in quanto nel vecchio sistema il gioco d'azzardo è sempre praticato con soluzioni prodighe di virtuose mediazioni. 

Nell’antiquata Avellino, entrata di diritto nella disordinata galleria delle città invisibili, dove l’illuminismo non è mai arrivato, l’aligera segretaria nazionale del PD - la stessa che sponsorizzò con impeto e poca fortuna la causa del candidato democratico alle amministrative del 2024 e la stessa che cedette in nome della realpolitik più sfrontata la segreteria regionale del partito alla nota famiglia salernitana -, venuta personalmente a far propria la causa, aveva indicato quale candidato ufficiale del partito alla presidenza della Provincia il presidente uscente, puntualmente sconfitto nelle urne striminzite di Palazzo Caracciolo volute dall’insana riforma Delrio (legge 56/2014).

Ebbene sì. Lega salviniana, frammenti di quel che resta della destra meloniana, una composita Forza Italia, parte cospicua del PD locale, detentore di un concreto dominio politico-gestionale negli enti che contano e producono un consenso elettorale talvolta tossico, e una sorta di Centro in cui tendono ad incontrarsi più diagonali senza che la politica si faccia mai patrimonio ideale, hanno permesso la sconfitta del cosiddetto e lessicalmente indefinito Campo largo, soltanto pochi giorni fa celebrato nel salmastro quanto orrido Palazzo di Piazza del Popolo con timbri enfatici e verdiani dai “Nuovi, Nuovissimi” vincitori del Tempo che non passa, per favorire una disinvolta spartizione delle cariche sia nelle variegate terre irpine che sulle poco sacre rive del Fenestrelle.

Che dire? Che fare? Alla Sinistra, buonanima, a cui il futuro ha smesso di sorridere da decenni, resterà la richiesta di un assessorato e poco altro. W l'Italia di ogni tempo quindi, quella che Gramsci racchiudeva in una prosaica espressione cinquecentesca.

* Vorrei citare qualche meridionalista per rafforzare il mio cronico pessimismo ma preferisco rifarmi alle strofe di una celebre canzone di un noto cantautore in quanto certamente meno sconosciuto ai nostri eroi di piazza e soprattutto ai velocisti della delega: “Quante squallide figure che attraversano il paese / Com'è misera la vita negli abusi di potere”.
Ma con Carlo Levi restiamo convinti che il coraggio delle idee e l'Intelligenza critica "RITORNANO" se non si ha "Paura della Libertà".  

L'autore è Professore ordinario di Letteratura italiana Dipartimento di Lettere e Filosofia. Università degli Studi di Cassino e del Lazio meridionale