La scena più insolita dell’inchiesta è anche una delle più delicate sul piano investigativo: tre schede telefoniche, intestate a prestanomi, sarebbero state introdotte in carcere durante un colloquio e passate da una donna al compagno detenuto attraverso un bacio. Per gli investigatori non si trattava di un gesto isolato, ma di un passaggio funzionale a mantenere aperto il canale di comunicazione tra le celle e l’esterno.
L’episodio è al centro dell’operazione Re Nero, condotta dai Carabinieri della Compagnia di Modugno e coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari. Il Gip del Tribunale di Bari ha disposto quattro misure cautelari nei confronti di persone ritenute responsabili, a vario titolo, di reati aggravati dal metodo mafioso. Le accuse comprendono tentato omicidio, estorsione, porto illegale di armi, ricettazione, furto e incendio di auto, favoreggiamento personale e introduzione illegale di dispositivi di comunicazione in carcere.
Il controllo dal carcere
Secondo la ricostruzione degli inquirenti, il principale indagato, un pregiudicato ritenuto vicino al clan Strisciuglio di Bari, avrebbe continuato a esercitare influenza anche durante la detenzione. A gennaio 2024, mosso da gelosia, avrebbe ordinato ad alcuni complici all’esterno di rubare e incendiare l’auto della fidanzata. La donna, pur conoscendo secondo l’accusa le responsabilità del compagno, avrebbe poi denunciato il furto come opera di ignoti.
Nello stesso quadro investigativo rientra il passaggio delle tre sim durante il colloquio in carcere. Le schede sarebbero state poi inserite in telefoni cellulari detenuti illegalmente nelle celle, consentendo ai detenuti di comunicare con l’esterno e di mantenere contatti operativi fuori dagli istituti penitenziari.
L’agguato a Palo del Colle
L’indagine, sviluppata tra il 2023 e il 2024 dalla Sezione operativa di Modugno, ha fatto luce anche su un tentato omicidio avvenuto il 16 novembre 2023 a Palo del Colle. La vittima sarebbe un imprenditore locale del settore del noleggio auto, sottoposto a ripetute pressioni estorsive. Secondo gli investigatori, sarebbe stato costretto a consegnare vetture senza ricevere alcun pagamento.
L’escalation sarebbe cominciata con l’incendio di un’auto noleggiata e mai restituita, usato come segnale intimidatorio. Poi l’agguato davanti al bar dell’imprenditore, nella zona 167 di Palo del Colle: l’autore materiale sarebbe arrivato a bordo di un’auto rubata e avrebbe esploso quindici colpi di pistola calibro 9 contro l’ingresso del locale, con l’obiettivo, secondo l’accusa, di colpire i presenti. Il mezzo usato per l’azione sarebbe stato successivamente ritrovato carbonizzato, nel tentativo di eliminare tracce utili alle indagini.
Il blitz e la cautela giudiziaria
Il blitz è scattato tra Palo del Colle e le case circondariali di Lecce e Paola, in provincia di Cosenza, dove alcuni indagati erano già detenuti. All’operazione hanno partecipato anche reparti specializzati dell’Arma, tra cui unità cinofile, aliquote di primo intervento, lo Squadrone eliportato Cacciatori Puglia e il Nucleo elicotteri di Bari.
Al termine delle operazioni, tre indagati sono stati associati in carcere e un quarto è stato sottoposto agli arresti domiciliari. Per un quinto soggetto, inserito nel contesto investigativo, non è stata applicata alcuna misura cautelare per difetto di attualità delle esigenze cautelari.
Il procedimento è ancora nella fase delle indagini preliminari. Le accuse dovranno essere verificate nel confronto con le difese e l’eventuale responsabilità degli indagati potrà essere accertata solo in sede processuale.