Una poltrona dopo la pensione, incarichi prestigiosi e informazioni riservate sull’iter amministrativo del Ponte sullo Stretto. È attorno a questo presunto scambio che la procura di Roma ha aperto un’inchiesta che coinvolge l’ex presidente aggiunto della Corte dei conti Tommaso Miele, l’imprenditore calabrese Vincenzo Virgiglio e l’avvocato Giacomo Francesco Saccomanno, già componente del consiglio di amministrazione della Stretto di Messina Spa e figura storica della Lega in Calabria.

I carabinieri del Ros, su delega del procuratore Francesco Lo Voi, hanno eseguito perquisizioni nelle abitazioni e negli uffici dei tre indagati. Le accuse ipotizzate sono corruzione e rivelazione di segreti d’ufficio. Al centro dell’indagine c’è il controllo di legittimità sulla delibera Cipess relativa all’opera da oltre 13 miliardi di euro, successivamente bocciata dalla magistratura contabile.

Le pressioni sulla delibera Cipess

Secondo la ricostruzione investigativa, Saccomanno e Virgiglio avrebbero cercato di ottenere informazioni riservate sull’orientamento della Corte dei conti per favorire la società concessionaria del Ponte. Nelle intercettazioni emergono richieste insistenti di aggiornamenti sull’esito dell’istruttoria e riferimenti a presunti canali informativi interni.

Una telefonata del 2 ottobre 2025 viene considerata dagli investigatori particolarmente significativa. Dopo un incontro con Virgiglio, Saccomanno avrebbe contattato l’amministratore delegato della Stretto di Messina Spa, Pietro Ciucci, annunciandogli di avere “una buona notizia”. Per la procura, sarebbe la prova di un flusso di informazioni provenienti dall’interno della Corte dei conti.

Gli investigatori ipotizzano inoltre che al magistrato potessero essere prospettati incarichi e ruoli prestigiosi dopo il pensionamento. Tra le possibilità citate negli atti figurano nomine all’interno di fondazioni, organismi culturali e incarichi ben remunerati in enti pubblici o para-pubblici.

Le intercettazioni e lo scontro interno

Le conversazioni riportate nell’inchiesta raccontano anche il clima di tensione all’interno della Corte dei conti dopo il parere negativo sul Ponte. In una telefonata successiva alla bocciatura della delibera, Miele avrebbe definito “deficienti” i colleghi che avevano votato contro il progetto e avrebbe parlato di una “spaccatura interna pazzesca”.

Secondo gli atti, il magistrato avrebbe inoltre spiegato che alcuni esponenti del governo, a partire dal vicepremier Matteo Salvini, si aspettavano una presa di posizione diversa da parte della magistratura contabile.

Saccomanno respinge però ogni accusa e parla di una “ricostruzione politica” costruita per colpire il progetto del Ponte e gli esponenti del governo favorevoli all’opera. Anche la Stretto di Messina Spa si dichiara totalmente estranea ai fatti contestati e annuncia iniziative a tutela dell’azienda.

Le reazioni della politica

L’inchiesta ha immediatamente acceso lo scontro politico. Le opposizioni chiedono chiarimenti al governo e parlano di ombre sul progetto infrastrutturale simbolo dell’esecutivo. Il leader di Avs Angelo Bonelli chiede di capire se si tratti di un episodio isolato o di un fenomeno corruttivo più ampio. Dal Partito democratico arrivano richieste di maggiore trasparenza, mentre il Movimento 5 Stelle attacca duramente il progetto del Ponte.

Nel dossier compare anche l’intervento del presidente dell’Anac Giuseppe Busia, secondo cui negli ultimi anni si sarebbe registrato un indebolimento dei controlli amministrativi e delle garanzie contro conflitti di interesse e infiltrazioni nei grandi appalti pubblici.

L’inchiesta della procura di Roma rischia ora di avere conseguenze pesanti sul futuro dell’opera più discussa degli ultimi anni, mentre il Ponte sullo Stretto torna ancora una volta al centro dello scontro tra politica, magistratura e grandi interessi economici.