Nel quartier generale della Lega il clima è diventato pesante. I sondaggi in calo, la crescita politica di Roberto Vannacci e le tensioni con il fronte settentrionale del partito stanno trasformando il consiglio federale convocato da Matteo Salvini in un passaggio delicatissimo per il futuro del Carroccio.
Il leader leghista si presenterà davanti ai dirigenti con un messaggio chiaro: chi vuole continuare a lavorare per il partito è il benvenuto, chi invece intende alimentare polemiche può anche farsi da parte. Dietro le parole ufficiali, però, si muove una crisi che investe identità, leadership e strategia elettorale della Lega a meno di un anno dalle Politiche.
L’ombra di Vannacci e il timore del sorpasso
A preoccupare Salvini è soprattutto la crescita del movimento costruito attorno all’ex generale Roberto Vannacci. Quella che inizialmente sembrava una semplice operazione personale sta assumendo contorni più concreti. Alcuni istituti attribuiscono ormai alla nuova formazione percentuali vicine al 5 per cento, mentre la Lega sarebbe scesa sotto il 6.
Numeri che, dentro il partito, vengono vissuti come un campanello d’allarme. Il rischio di un sorpasso politico da parte dell’area più radicale e identitaria del centrodestra non viene più considerato impossibile.
Per questo il fronte del Nord ha deciso di accelerare. Governatori e dirigenti settentrionali chiedono una svolta profonda: tornare a una Lega fortemente radicata nel Nord produttivo, lasciando invece al Centro-Sud la linea nazional-sovranista costruita da Salvini negli ultimi anni.
Zaia spinge sul modello bavarese
L’idea che sta prendendo forma è quella di una struttura ispirata all’alleanza tra Cdu e Csu in Germania: due soggetti distinti ma federati politicamente. A lanciare apertamente la proposta è stato Luca Zaia, sostenuto da una parte consistente degli amministratori del Nord.
Attorno al governatore veneto si sono raccolti il presidente lombardo Attilio Fontana, il friulano Massimiliano Fedriga e il presidente della Provincia autonoma di Trento Maurizio Fugatti. Anche figure storiche come Roberto Calderoli guardano con attenzione a un possibile riequilibrio interno.
Zaia, però, non sembra disposto ad accettare incarichi puramente simbolici. Salvini gli avrebbe proposto la vicesegreteria nazionale, ma il governatore veneto punta ad avere autonomia reale sul partito nel Nord, compresa voce sulle candidature e sull’organizzazione territoriale.
È proprio qui che nasce lo scontro più duro. Il cerchio magico del leader teme che concedere troppo spazio a Zaia significhi aprire la strada a una futura successione.
Il congresso che Salvini non vuole
Per modificare davvero la struttura della Lega servirebbe però un congresso straordinario. Ed è esattamente ciò che il leader vuole evitare.
Nel partito cresce infatti il sospetto che un congresso convocato formalmente per cambiare lo statuto possa trasformarsi in una resa dei conti sulla leadership nazionale. Salvini continua a ripetere di voler restare alla guida del Carroccio almeno fino alle prossime elezioni politiche, ma il nervosismo tra parlamentari e dirigenti è evidente.
Molti deputati e senatori, con gli attuali sondaggi, rischiano di non essere rieletti. Una prospettiva che rende più instabili gli equilibri interni e indebolisce quello che per anni è stato il principale punto di forza del segretario: il controllo dei gruppi parlamentari.
Un partito diviso tra due identità
Il vero nodo resta politico prima ancora che organizzativo. Da una parte c’è la Lega nazionale costruita da Salvini dopo il 2018, capace di raccogliere consenso anche nel Mezzogiorno e di trasformarsi in partito sovranista. Dall’altra c’è chi ritiene conclusa quella stagione e vuole recuperare il profilo autonomista e territoriale della vecchia Lega Nord.
Il consiglio federale difficilmente produrrà una soluzione definitiva. Più probabile un rinvio delle questioni più esplosive, nel tentativo di evitare una frattura immediata. Ma dentro il Carroccio tutti sanno che il confronto ormai è aperto e che i prossimi mesi saranno decisivi per capire quale identità avrà la Lega del dopo-Salvini.