Nuova escalation tra Stati Uniti e Iran dopo gli attacchi lanciati dalle forze americane contro obiettivi iraniani nelle prime ore di mercoledì. La decisione è arrivata dopo lo schianto di un elicottero militare statunitense nello Stretto di Hormuz, episodio che il presidente Donald Trump ha attribuito a una collisione con un drone iraniano.
Parlando alla stampa, Trump ha dichiarato che Teheran starebbe impiegando “troppo tempo” per negoziare un accordo e ha aggiunto: «Ora dovranno pagare il prezzo». Parole che hanno immediatamente alzato la tensione internazionale, mentre l’Iran ha risposto colpendo alcuni Paesi della regione alleati di Washington.
La crisi si inserisce in un quadro già estremamente fragile in Medio Oriente. Il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha ribadito che l’Iran “non potrà mai avere un’arma nucleare”, sostenendo la linea dura americana.
Il fronte diplomatico e le accuse all’Iran
Ventidue Paesi hanno diffuso una dichiarazione congiunta nella quale accusano l’Iran di prendere di mira dissidenti e cittadini stranieri all’estero. Parallelamente cresce la pressione diplomatica alle Nazioni Unite, dove il confronto sul conflitto rischia di allargarsi ulteriormente.
Nel frattempo il governo cubano ha accusato l’amministrazione Trump di utilizzare le nuove sanzioni contro dirigenti dell’Avana come “pretesto” per possibili azioni militari future.
Le nuove tensioni internazionali arrivano mentre l’economia americana mostra segnali di rallentamento. L’inflazione statunitense è salita ai livelli più alti degli ultimi tre anni, aumentando le preoccupazioni degli elettori sul costo della vita e sui prezzi al consumo.
Immigrazione e Mondiale, l’allarme Onu
Sul fronte interno, la Camera dei Rappresentanti ha approvato un piano da quasi 70 miliardi di dollari per rafforzare l’apparato dell’immigrazione e le deportazioni nei prossimi tre anni. Il provvedimento, fortemente sostenuto dalla Casa Bianca, attende ora la firma del presidente.
L’inasprimento delle misure migratorie ha però provocato forti critiche internazionali alla vigilia dei Mondiali di calcio del 2026. L’Alto commissario Onu per i diritti umani, Volker Türk, ha chiesto un “ripensamento” delle politiche americane dopo episodi contestati negli aeroporti e nei centri di controllo.
Tra i casi citati vi sono il trasferimento della nazionale iraniana in Messico per motivi logistici e di sicurezza, il rifiuto di alcuni visti a funzionari iraniani, il fermo di tifosi stranieri e controlli considerati discriminatori nei confronti di alcuni atleti africani.
Türk ha invitato Washington a garantire “un ambiente dignitoso e sicuro” per squadre, tifosi e visitatori durante il torneo.
Epstein, Gates e le tensioni politiche
Nella stessa giornata, Bill Gates è arrivato a testimoniare a porte chiuse sul caso Jeffrey Epstein, riaccendendo l’attenzione politica e mediatica sui rapporti tra il finanziere morto in carcere e figure di primo piano dell’economia e della politica americana.
Sul piano elettorale, il Partito Democratico ha scelto Graham Platner come candidato al Senato nel Maine, preparando una sfida cruciale contro la repubblicana Susan Collins, considerata decisiva per gli equilibri futuri del Congresso.
In South Carolina e Nevada, invece, il peso politico di Trump è stato messo alla prova dalle primarie locali, con risultati contrastanti per i candidati sostenuti dall’ex presidente.
Intanto cresce la preoccupazione per la lentezza del sistema elettorale americano e per il clima di polarizzazione che accompagna la campagna politica verso le prossime scadenze nazionali.