“Del difendere, ovvero della vittoria dei sofisti sui filosofi”. E' il tema del terzo dei Dialoghi sulla giustizia ideati dall'avvocato Matteo De Longis, presidente di Fondamenta Ets, un'associazione impegnata nella promozione dei diritti fondamentali attraverso l’analisi giuridica e la riflessione filosofica. Appuntamento il 18 giugno, dalle 17 alle 19, alla libreria Ubik, per un confronto che, dopo aver affrontato i capitoli del giudizio penale e del rapporto tra l'accusa pubblica e quella privata, affronta ora quello della natura e del ruolo della difesa.
Lo schema è sempre lo stesso: punto di partenza una tesi formulata da De Longis e anticipata, perchè ne possano dibattere, al giudice Simonetta Rotili, all'avvocato Vincenzo Regardi e al filosofo Dario Melillo.
L’ipotesi di De Longis “interpreta la figura dell’avvocato penalista come segno emblematico della vittoria dei sofisti sui filosofi. Non si tratta della banale accusa rivolta a chi difende il colpevole, ma di una diagnosi, nelle intenzioni, più radicale: il penalista trasforma la colpa in problema tecnico, la verità in materiale contestabile, la giustizia in esito sempre rinviabile”. Il processo penale diventa così “una liturgia postuma della verità: conserva i segni del sacro — il giudice, la toga, il rito, la promessa dell’accertamento — ma ammette al proprio centro la possibilitàche la forma prevalga sulla sostanza, il dubbio sulla verità, la strategia sulla giustizia”.
Ecco perchè, “contro la formula secondo cui l’avvocato difenderebbe “i diritti e non le persone”, l’ipotesi afferma che non esistono garanzie senza destinatari concreti. Ogni eccezione ha un beneficiario, ogni nullità produce un effetto, ogni dubbio seminato nell’aula ricade nel mondo”.