Benevento

Massimo Coda saluta la Sampdoria, ma non certo il calcio. Il recordman di segnature in serie C, 144 gol tra Salernitana, Benevento, Lecce, Genoa, Cremonese e Sampdoria, ha ancora un'idea magnifica che gli ronza in testa: raggiungere quota 160 reti nel campionato cadetto. Teme Pohjanpalo che è a quota 71, ma che per battere il suo record dovrebbe continuare a segnare gol a grappoli per almeno altri quattro anni. 

Comunque, come si dice? Meglio non correre rischi. E allora “Massimo il gladiatore” si ripropone per una squadra che abbia bisogno dei suoi gol. In serie B ovviamente. E a spese contenute, visto che è svincolato. Perchè lui, nonostante i 37 anni compiuti, non è ancora stanco e vuole andare avanti ancora per un po'. 

In una bella intervista concessa alla Gazzetta si racconta, ricordando soprattutto gli ultimi due anni alla Samp, sempre pieni di incertezze e problemi. “Peccato aver fatto il record in una partita in cui perdemmo”. I blucerchiati uscirono sconfitti da Bolzano (3-1), ma lui toccò quota 136 superando il vecchio record di Stefan Schwoch (135). Poi ha continuato a bucare le porte avversarie ed è arrivato a quota 144. 

Il gol più bello? Difficile citarne uno tra tante perle pescate e allora va sul generico: “Tutti i gol che ho segnato al volo”. Un gioco di memoria, chissà che il più bello non sia proprio uno segnato in maglia giallorossa. Storia del 31 agosto 2019, seconda giornata del campionato stravinto dalla truppa di Inzaghi. La partita è quella contro il Cittadella: hanno già segnato Sau, Maggio, Insigne e Diaw per i veneti. A 7' dalla fine il sinistro magico di Nicolas Viola disegna un arcobaleno per Coda, che va al volo di destro e infila il sette opposto della porta difesa (toh...) da Paleari. Un gol da lustrarsi gli occhi, di quelli che non si dimenticano (il gesto tecnico è ben visibile nalla bellissima foto di Mario Taddeo): Armenteros gli lustra lo scarpino, lui fa festa per il poker rifilato ai veneti. Gocce di memoria, momenti indimenticabili, da tramandare ai posteri. “Sì, ma c'è tempo – conclude – aspettiamo almeno altri tre anni”.