È una condanna pesante, anche se inferiore alla richiesta dell’accusa, quella pronunciata dal tribunale di Oslo contro Marius Borg Høiby, figlio della principessa ereditaria Mette-Marit e figliastro del principe ereditario Haakon. Il ventinovenne è stato condannato a quattro anni di carcere dopo essere stato riconosciuto colpevole di due casi di stupro e di altri reati, tra cui violenze contro una ex compagna, minacce e violazioni del codice della strada.
La sentenza di Oslo
Secondo i giudici, due delle quattro accuse di stupro contestate hanno trovato conferma nel processo. Høiby è stato invece assolto da altri due capi relativi alle violenze sessuali. La decisione arriva al termine di un procedimento molto seguito in Norvegia, aperto il 3 febbraio e concluso il 19 marzo, durante il quale sono stati ricostruiti anni di eccessi, feste, abuso di alcol e droghe.
L’accusa aveva chiesto una pena di sette anni e sette mesi. La difesa aveva sollecitato l’assoluzione dalle accuse più gravi e una condanna molto più contenuta per gli altri reati ammessi dall’imputato. Høiby, in custodia cautelare dall’inizio di febbraio, non era presente fisicamente alla lettura della sentenza per motivi di salute non precisati e ha seguito l’udienza in videocollegamento dal carcere.
Il caso che ha travolto la famiglia reale
Il nome di Marius Borg Høiby è entrato nella famiglia reale nel 2001, quando sua madre Mette-Marit sposò il principe ereditario Haakon. Høiby non ha titoli reali, non svolge funzioni ufficiali e non appartiene formalmente alla Casa reale, ma la sua vicenda giudiziaria ha inevitabilmente colpito l’immagine della monarchia norvegese.
Uno degli episodi per i quali è arrivata la condanna risale al 2018 e sarebbe avvenuto nella residenza reale di Skaugum. Al centro del processo ci sono stati anche video e materiali recuperati dagli investigatori sui dispositivi dell’imputato. La discussione in aula si è concentrata soprattutto sullo stato di coscienza delle donne coinvolte e sulla consapevolezza dell’imputato al momento dei fatti.
Una monarchia sotto pressione
Il caso si somma a una fase già difficile per la famiglia reale. Mette-Marit, 52 anni, è affetta da fibrosi polmonare cronica e nelle ultime settimane è stata inserita nella lista d’attesa per un trapianto di polmone. Allo stesso tempo, la principessa ereditaria è tornata al centro dell’attenzione pubblica per i suoi precedenti contatti con Jeffrey Epstein, rapporti per i quali ha espresso pubblicamente rammarico.
La sentenza non chiude necessariamente la vicenda. Høiby conserva il diritto di ricorrere in appello, mentre il caso resta destinato a pesare sul rapporto tra l’opinione pubblica norvegese e la monarchia. Il sostegno all’istituzione rimane significativo, ma lo scandalo ha aperto una ferita in un Paese abituato a considerare la famiglia reale come un punto di equilibrio e sobrietà pubblica.