L’accordo tra Stati Uniti e Iran apre una tregua nel Golfo e prova a rimettere in moto la rotta più sensibile del mercato energetico mondiale. Donald Trump ha annunciato il raggiungimento di un’intesa che, nelle sue parole, dovrebbe portare “pace e sicurezza nell’intera regione”. La firma è prevista venerdì a Ginevra, dopo colloqui preparatori a Doha, mentre Teheran ha confermato che l’accordo comporta la fine immediata delle ostilità.

Hormuz torna al centro

Il primo effetto politico e commerciale riguarda lo Stretto di Hormuz, passaggio decisivo per le esportazioni di petrolio dal Golfo. Trump ha dichiarato che diverse navi, alcune cariche di greggio, hanno iniziato a uscire dall’area. La riapertura resta però legata alla sicurezza della navigazione, perché il traffico commerciale dovrà fare i conti con verifiche, corridoi protetti e possibili operazioni di sminamento.

La firma in Svizzera

Il calendario diplomatico prevede una tappa negoziale a Doha e poi la formalizzazione dell’intesa in Svizzera. Secondo le ricostruzioni disponibili, il memorandum dovrebbe fissare i principi per la cessazione dei combattimenti e per la riapertura stabile delle rotte marittime. Restano da definire le garanzie sul programma nucleare iraniano, le eventuali misure sulle sanzioni e il ruolo degli attori regionali esclusi dal tavolo principale.

L’Italia pronta a intervenire

Nel quadro europeo si inserisce la posizione di Giorgia Meloni, che ha indicato la disponibilità dell’Italia a inviare navi per contribuire allo sminamento dello Stretto, ma solo dopo il via libera del Parlamento. La premier ha collegato l’eventuale partecipazione italiana a una cornice internazionale e alla necessità di garantire il passaggio sicuro delle navi commerciali.

Mercati in sollievo, prudenza politica

L’annuncio ha avuto un impatto immediato sui mercati, con il petrolio in calo e le Borse in rialzo, segnale che gli operatori scommettono su una normalizzazione graduale dei flussi energetici. Ma la tregua non equivale ancora a una pace consolidata. La tenuta dell’accordo dipenderà dalla sicurezza effettiva di Hormuz, dal comportamento di Israele, dalle garanzie richieste da Teheran e dalla capacità degli Stati Uniti di trasformare l’intesa in un processo politico stabile.