Quasi mezzo miliardo di bambini vive oggi dentro o accanto alle guerre. È il dato che ha aperto il confronto del Cnpr forum “Bambini invisibili, l’Unicef tra guerre, povertà e disagio mentale”, promosso dalla Cassa di previdenza dei ragionieri e degli esperti contabili, presieduta da Luigi Pagliuca. Un appuntamento che ha messo al centro le vite più fragili, quelle dei minori esposti ai conflitti, alla fame, alla povertà educativa e a un disagio psicologico sempre più profondo.
A indicare la gravità dello scenario è stato Nicola Graziano, presidente del Comitato Unicef Italia, che ha parlato di una condizione “drammatica” per bambini e adolescenti. Non solo le guerre più raccontate, ma circa sessanta focolai di crisi nel mondo incidono ogni giorno sulla sopravvivenza, sulla salute, sull’istruzione e sulla possibilità stessa di immaginare un futuro. I dati ufficiali Unicef indicano oltre 473 milioni di bambini in aree colpite da conflitti, più di uno su sei a livello globale.
La richiesta di un cessate il fuoco globale
Nel suo intervento, Graziano ha richiamato i governi alla responsabilità di fermare le armi e cambiare priorità. Il messaggio è netto: non si può continuare a investire in un’economia di guerra fondata su armamenti e corruzione mentre milioni di minori restano senza protezione, scuola, cure e sicurezza.
L’azione dell’Unicef, ha ricordato il presidente del Comitato italiano, si sviluppa in oltre 190 Paesi e territori, con un lavoro che unisce assistenza umanitaria, comunicazione, difesa dei diritti e applicazione dei principi della Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza. Una presenza che riguarda non soltanto i Paesi attraversati dalle guerre, ma anche quelli colpiti da carestie, emergenze climatiche e crisi sociali.
Roma e il disagio dei ragazzi
Il focus sulla Capitale è stato affidato a David Santodonato, presidente del Comitato Unicef Roma, che ha invitato a ripensare il concetto stesso di tutela dell’infanzia e dell’adolescenza. Nelle grandi città, ha spiegato, i problemi dei giovani si concentrano e si amplificano: disagio mentale, solitudine, ansia, pressione digitale, difficoltà delle famiglie e fragilità dei servizi.
Il nodo non è solo l’accesso alle informazioni, ma la capacità di interpretarle. Bambini e adolescenti vedono guerre, catastrofi ambientali, violenze e crisi sociali attraverso strumenti tecnologici che li espongono a un flusso continuo di immagini e notizie. Senza adeguati strumenti emotivi e culturali, quel mondo entra nella loro quotidianità generando stress e paura. Per questo Santodonato ha chiesto un’alleanza più forte tra istituzioni, politica, scuola, cultura e famiglie.
Le storie che nessuno racconta
A riportare l’attenzione sulle crisi internazionali è stato Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia, ricordando che dietro i numeri ci sono storie spesso assenti dal racconto pubblico. Il mondo guarda alle guerre più visibili, ma continua a rimuovere tragedie come le morti dei bambini nel Mediterraneo, la malnutrizione cronica, l’emergenza in Sudan e la condizione dei minori che in Europa hanno bisogno di assistenza umanitaria.
Secondo Iacomini, il dilemma morale è evidente: crescono le spese militari e diminuiscono gli aiuti alla cooperazione internazionale. Con le stesse risorse destinate agli armamenti, ha sottolineato, si potrebbero contrastare fame, povertà e disuguaglianze, restituendo prospettive concrete a milioni di bambini.
Il peso dei donatori privati
Il ruolo dei sostenitori è stato evidenziato da Carlo Maiorca, responsabile dei rapporti con imprese ed enti del Comitato Unicef di Roma. L’organizzazione sostiene gran parte delle proprie attività attraverso donazioni e lasciti privati, indispensabili per finanziare progetti umanitari nel mondo.
Accanto ai cittadini, cresce anche il contributo di aziende, dirigenti pubblici, multinazionali e territori. Per Maiorca, il coinvolgimento delle comunità locali è decisivo perché consente di diffondere messaggi di solidarietà e inclusione, trasformando la raccolta fondi in una partecipazione attiva ai valori promossi dall’Unicef.
Professionisti chiamati alla responsabilità
Nel corso dei lavori, moderati da Anna Maria Belforte, è intervenuta anche Eleonora Linda Lecchi, commercialista e revisore legale dell’Odcec di Bergamo, che ha richiamato la responsabilità sociale dei professionisti. In un contesto in cui milioni di bambini sono colpiti da guerre, povertà e cambiamenti climatici, il sostegno di privati, aziende e categorie professionali può diventare una leva concreta per tutelare le nuove generazioni.
Le conclusioni sono state affidate a Paolo Longoni, consigliere dell’Istituto nazionale esperti contabili, che ha parlato di bambini resi invisibili da guerre, carestie, povertà ed emergenze climatiche. Minori spesso senza identità anagrafica, senza tutele, esposti a sfruttamento, abusi, traumi psicologici e negazione del diritto all’istruzione. La sfida, ha spiegato, è superare la sola assistenza umanitaria per garantire diritti, protezione, scuole e strutture capaci di restituire dignità e futuro.