"Una nuova star tra i carcerati è su tiktok: con i video girati dalla cella molto seguiti si prende beffa delle vittime, delle loro famiglie e dello Stato. Una situazione che non è più tollerabile".
È il commento del segretario Fsa-Cnpp/Spp Aldo Di Giacomo: “Insieme a tiktok il nuovo strumento social più utilizzato dal carcere è diventato instagram. Sui social - evidenzia Di Giacomo - c’è un’ampia possibilità di scegliere cosa vedere, secondo vere e proprie sezioni di scelta, tra “carcerati che fanno i tiktok”, "video dei carcerati", "detenuti in carcere fanno video" e persino “diretta dal carcere".
La cella è sempre più la location preferita per fare “spettacolo". Tra i primi il "noto" videoclip di un rap "Baby gang” girato a San Vittore, seguito dalla performance dal carcere di Terni dei tre detenuti campani appartenenti ad un clan camorristico trasformati in cantanti neomelodici, il video girato a Poggioreale-Napoli con detenuti che mangiano un gelato e mostrano uno spinello, i video realizzati da un capo clan agli arresti domiciliari che con musica neomelodica di sottofondo, in compagnia di altre persone, ha ostentato ingenti quantitativi di denaro in contanti. I 163 video del detenuto-cuoco del solito carcere campano, a Pavia con spettacolo di canto e ballo, ancora a Terni, con il volto parzialmente coperto da sciarpe, tra cui un efferato assassino, cantano canzoni neomelodiche e fanno festa con una pizza appena sfornata, sino al filmato “virale” delle devastazioni nel carcere minorile di Torino in una delle tante rivolte con l’annuncio “abbiamo preso le chiavi”.
Ma ciò che più ci sconcerta - continua Di Giacomo - è che solo in queste occasioni i media scoprono l’acqua calda e cioè che nelle carceri sono diffusi i telefonini anche quelli più moderni e tecnologicamente avanzati finiti persino nelle mani dei giovanissimi oltre che di boss, capo clan ed affiliati che hanno facile accesso ai social.
Mettiamoci semplicemente nei panni di chi ha subito l’uccisione di un figlio, una violenza, una rapina che assiste allo spettacolo dell’aggressore per rendersi conto del sentimento di forte indignazione e più che legittima rabbia che serpeggia.
Ma attenzione: se per i giovanissimi è "tendenza", come sostengono magistrati anti mafia in trincea nella lotta alle mafie, l’uso dei social è invece dimostrazione di potere e contiene persino messaggi di comando inviati all’esterno.
Noi lo stiamo denunciando da tempo: dalle carceri l’uso disinvolto del telefonino non deve essere consentito per sbeffeggiare le famiglie delle vittime e, contemporaneamente, lo Stato".