Una vertenza sindacale che si trasforma in un caso politico e di diritti civili. È quanto sta accadendo a Napoli dove due lavoratrici, Mariarosaria Laudano e Mafalda Bevilacqua, sono state sospese e successivamente licenziate dalla Dussmann Service. Sullo sfondo, una denuncia di omofobia, aggressioni fisiche e un presunto "mobbing orizzontale" che andava avanti da mesi. Il caso è esploso questa mattina con un presidio dell'USB davanti alla sede del Centro Direzionale di Napoli. La richiesta del sindacato è chiara: il reintegro immediato delle due donne, sposate dal 2019, vittime - secondo la loro versione - di un clima lavorativo diventato invivibile.
Il pregresso: una scia di vessazioni
La vicenda, ricostruita attraverso le querele presentate ai Carabinieri e le note legali depositate dall'avvocato Nerino Allocati, non nasce il 10 aprile, giorno dell'aggressione, ma ha radici profonde. Le lavoratrici hanno denunciato da tempo una serie di vessazioni ad opera di due colleghi. Il quadro descritto parla di un vero e proprio sabotaggio professionale: detersivi non diluiti versati deliberatamente su autobus appena puliti, battute offensive a sfondo sessuale, minacce verbali e continue umiliazioni. Nonostante le segnalazioni formali inviate all'azienda, il clima, secondo quanto riferito dalle dipendenti, non è mai mutato.
Il 10 aprile: l'aggressione e la "rissa"
Il punto di rottura avviene il 10 aprile 2026. Secondo la denuncia di Mariarosaria Laudano- affetta da patologie cardiache - mentre era intenta a pulire, sarebbe stata spinta con violenza dal collega finendo a terra e subendo un tentativo di strangolamento. Mafalda Bevilacqua sarebbe intervenuta in difesa della compagna, ricevendo a sua volta uno schiaffo. L'epilogo è l'arrivo di due ambulanze e l'intervento delle forze dell'ordine. Ma è qui che le versioni si scontrano frontalmente. Per la Dussmann Service, supportata da segnalazioni della committente (Busitalia Campania), non si è trattato di un'aggressione, ma di una "rissa". Una definizione che ha portato l'azienda a contestare disciplinarmente le due donne, sospendendole dal servizio e invocando un "grave danno d'immagine". Anche l'aggressore è stato licenziato.
Il braccio di ferro con l'azienda
Nell'incontro di oggi la delegazione USB ha chiesto risposte concrete. Tuttavia, l'azienda ha mantenuto una linea rigida. Di seguito la nota dell'azienda:
"Dussmann Service precisa che le ricostruzioni diffuse da alcune organizzazioni sindacali non corrispondono alla realtà dei fatti. L’azienda evidenzia che i provvedimenti hanno riguardato tre lavoratori (e non due come è stato strumentalmente riportato) che si sono resi protagonisti di una violenta rissa tra loro. I suddetti provvedimenti, dunque, sono stati adottati solo e soltanto a seguito di condotte del tutto incompatibili con le disposizioni aziendali e con il contratto collettivo nazionale. Dussmann, inoltre, sottolinea di aver messo in atto fin da subito tutte le misure di sua competenza, incluse modifiche organizzative, per evitare la negativa escalation degli eventi. L’azienda ribadisce infine il proprio impegno a garantire sempre un ambiente di lavoro fondato sul rispetto delle regole, delle persone e dei principi di correttezza".
Secondo il sindacato Usb "L'azienda non ha fornito risposte adeguate" dice il coordinatore Marco Sansone denunciando come Dussmann abbia preferito la strada del licenziamento all'avvio di un'indagine interna sulle reali dinamiche di discriminazione.
La questione dei diritti
Il caso Dussmann solleva interrogativi di portata nazionale sul tema dei diritti LGBTQ+ nel mondo del lavoro. "È inaccettabile che, a fronte di una denuncia di molestie omofobe, la reazione aziendale si limiti a sanzionare il comportamento (presunto) delle vittime, senza entrare nel merito del contesto di violenza che ha generato lo scontro - commenta Antonello Sannino presidente ArciGay Napoli - Per questo siamo al fianco delle lavoratrici nella loro battaglia a difesa del diritto di non vedersi discriminati sul luogo di lavoro a causa del proprio orientamento sessuale".
Mentre le vie legali proseguono, con le due donne determinate a dimostrare la loro estraneità ai fatti come da loro ricostruiti nelle note a discolpa, resta l'amaro in bocca per una vicenda che, in piena settimana del Pride, mostra quanto il confine tra "uguaglianza formale" e "tutela reale" nei luoghi di lavoro sia ancora, purtroppo, molto sottile.