Il decreto sulle accise cambia nuovamente durante il suo passaggio parlamentare. La commissione Finanze della Camera ha approvato quattro emendamenti soppressivi che cancellano altrettante disposizioni introdotte dal Senato, giudicate non omogenee rispetto all’oggetto principale del provvedimento.

La correzione è arrivata quando il decreto sembrava ormai avviato verso l’approvazione definitiva. Il Governo e la relatrice hanno espresso parere favorevole agli emendamenti, presentati per rimuovere norme considerate “esorbitanti” rispetto alla materia del testo. La decisione è maturata dopo un’interlocuzione tra l’esecutivo e gli uffici del Quirinale, volta a prevenire possibili criticità nella fase della promulgazione.

Non si tratta formalmente di un veto del presidente della Repubblica, poiché il provvedimento non era ancora arrivato al Colle per la firma. L’intervento rappresenta piuttosto un richiamo preventivo al rispetto dell’omogeneità dei decreti-legge e delle leggi di conversione, principio più volte difeso dalla Presidenza della Repubblica contro l’inserimento parlamentare di norme prive di un collegamento diretto con le finalità originarie dei provvedimenti d’urgenza.

Salta la norma sul telemarketing

Tra le disposizioni eliminate figura quella che avrebbe esteso alle società di telecomunicazioni la disciplina contro il teleselling e il telemarketing aggressivo. La misura era stata inserita durante l’esame a Palazzo Madama, ma è stata considerata estranea al decreto dedicato alle accise e agli interventi sui prezzi dei carburanti.

La sua soppressione non cancella le regole già in vigore contro le telefonate commerciali indesiderate. Viene meno, invece, l’estensione aggiuntiva approvata dal Senato, che puntava a coinvolgere in maniera più esplicita gli operatori telefonici nella stretta sulle pratiche commerciali aggressive.

La norma potrebbe essere ripresentata attraverso un altro provvedimento, purché coerente per materia e dotato di un percorso parlamentare autonomo. Lo stralcio, dunque, riguarda la collocazione della disposizione nel decreto accise e non necessariamente il suo contenuto politico.

Le altre tre disposizioni soppresse

La commissione ha eliminato anche gli interventi destinati a mitigare l’aumento dei prezzi dello zolfo e dell’acido solforico, materie prime utilizzate in diversi comparti industriali.

È stata soppressa inoltre la misura sui crediti d’imposta destinati alla tutela delle minoranze linguistiche storiche. La quarta norma riguardava invece la disciplina del credito delle società cooperative.

Tutte e quattro le disposizioni erano state approvate durante la prima lettura parlamentare del decreto. Secondo le fonti governative citate dalle agenzie, la loro cancellazione è stata decisa per evitare problemi nelle successive fasi dell’iter e per riportare il provvedimento entro confini più coerenti con il suo contenuto originario.

Il limite agli emendamenti estranei

Il caso riapre la discussione sull’abitudine di inserire nelle leggi di conversione norme dedicate a materie lontane da quelle affrontate dal decreto-legge iniziale. La Costituzione consente al Governo di adottare provvedimenti urgenti in circostanze straordinarie, ma il Parlamento può modificarli durante i sessanta giorni previsti per la conversione.

Questa facoltà non è però illimitata. Gli emendamenti devono conservare un legame con l’oggetto e con le finalità del decreto. Quando tale collegamento manca, il testo rischia rilievi istituzionali e contestazioni sulla legittimità delle disposizioni aggiunte.

L’interlocuzione preventiva con il Quirinale ha consentito in questo caso di intervenire prima della conclusione dell’esame parlamentare. L’obiettivo è evitare che il capo dello Stato debba valutare, al momento della promulgazione, un provvedimento contenente norme giudicate prive del necessario requisito di omogeneità.

Il decreto torna al Senato

Le modifiche apportate a Montecitorio obbligano ora il decreto a tornare al Senato. Anche la soppressione di un solo articolo rende infatti necessaria una nuova deliberazione da parte dell’altro ramo del Parlamento.

Dopo il voto dell’Aula della Camera, Palazzo Madama sarà chiamato a esaminare il testo in terza lettura. I tempi saranno particolarmente stretti perché il decreto scade il 29 giugno e deve essere convertito definitivamente prima di quella data.

Il Senato potrà pronunciarsi sulle modifiche introdotte dalla Camera, ma un’ulteriore variazione imporrebbe un nuovo passaggio a Montecitorio, rendendo più difficile rispettare il termine costituzionale. Per questa ragione si prevede un’approvazione rapida e senza altri interventi sostanziali.

La vicenda mostra ancora una volta come l’inserimento di disposizioni eterogenee possa complicare la conversione dei decreti-legge. Le quattro norme potranno tornare all’esame del Parlamento attraverso testi più coerenti, mentre il provvedimento sulle accise proseguirà il proprio percorso alleggerito delle aggiunte contestate.