Napoli

 

Si è chiuso oggi a Napoli, con una sentenza destinata a far discutere, il primo capitolo giudiziario sulla tragica morte di Marco Pio Salomone, il 19enne freddato con un colpo di pistola alla testa nel novembre 2025. Il Giudice per i Minorenni ha condannato a 14 anni e otto mesi di reclusione l’imputato, un ragazzino che all'epoca dei fatti aveva appena 15 anni, ritenuto responsabile di omicidio volontario.

L'udienza, celebrata con la formula del rito abbreviato (che prevede lo sconto di un terzo della pena), è stata contrassegnata da momenti di altissima tensione. Poco prima che il giudice si ritirasse in camera di consiglio, l'imputato ha preso la parola per chiedere scusa e invocare il perdono. Parole che non hanno placato il dolore e la rabbia dei familiari della vittima: alla lettura del verdetto, la madre di Marco Pio ha protestato duramente in aula, giudicando la condanna troppo lieve per una vita spezzata a soli 19 anni.

La notte dell'agguato in via Pinto: dalla "pallottola vagante" alla verità

La ricostruzione del delitto, emersa dalle indagini della Squadra Mobile di Napoli, smentisce definitivamente la prima, parziale versione dei fatti che parlava di una drammatica fatalità. I fatti risalgono alla notte di sabato 22 novembre 2025. Marco Pio Salomone si trovava all’interno di un’auto insieme ad alcuni amici in via Generale Francesco Pinto, nel quartiere Arenaccia. All'improvviso, un unico sparo squarcia la notte. Il 19enne si accascia sul sedile con una ferita profonda alla fronte. Trasportato d'urgenza al Pronto Soccorso dell'ospedale CTO, il giovane morirà poche ore dopo il ricovero.

Inizialmente, gli amici della vittima riferiscono agli inquirenti di non aver visto nessuno e di aver avvertito solo il boato, una dinamica che in un primo momento fa ipotizzare il dramma di una pallottola vagante. Ma l'attività investigativa della Polizia stringe il cerchio intorno al 15enne nel giro di poche ore.

La tesi della difesa e i nodi dell'inchiesta

Sentendosi braccato, la mattina successiva all'omicidio il minorenne si presenta in Questura accompagnato dalla sua legale, l'avvocato Beatrice Salegna. Durante l'interrogatorio, il giovane ammette le proprie responsabilità ma fornisce una precisa linea difensiva: il 15enne dichiara di essersi avvicinato a piedi all'auto, armato di pistola, solo per intimorire e "spaventare" Salomone a seguito di pregressi attriti.

Lo sparo "accidentale": La difesa ha sostenuto l'assenza di una reale volontà di uccidere, parlando di un colpo partito per errore durante l'azione intimidatoria. Una tesi che non ha retto al vaglio della Procura per i Minorenni, che ha contestato l'omicidio volontario e il porto abusivo d'arma da fuoco, disponendo all'epoca il trasferimento del ragazzo nel Centro di Prima Accoglienza dei Colli Aminei.

Gli scenari futuri: si attendono le motivazioni

La condanna a 14 anni e 8 mesi rappresenta un verdetto pesante per la giustizia minorile, ma che lascia l'amaro in bocca alla famiglia della vittima. Ora l'attenzione si sposta sulle motivazioni della sentenza, che il giudice depositerà nelle prossime settimane. La penalista Beatrice Salegna ha già fatto sapere che attende di leggere le motivazioni del giudice per valutare il ricorso in Appello, puntando a una possibile riqualificazione del reato o al riconoscimento di ulteriori attenuanti. L'omicidio di via Pinto riapre violentemente il dibattito politico e sociale sulla diffusione delle armi da fuoco tra i giovanissimi nei quartieri centrali di Napoli, un'emergenza che continua a mietere vittime poco più che maggiorenni per mano di killer ancora bambini.