Decine di sindaci della Campania, con le loro fasce tricolori ben visibili sul petto, si sono stretti in un flash mob in Piazza del Plebiscito. Un cerchio di solidarietà e di vicinanza nato per sostenere i colleghi vittime di intimidazioni, minacce e pressioni della criminalità. Poco dopo, nelle stanze della Prefettura, i numeri della sedicesima edizione del Rapporto "Amministratori sotto tiro" curato da Avviso Pubblico hanno dato forma e urgenza a quella protesta visiva. Amministrare in certe zone d'Italia significa convivere con il rischio. Nel nostro Paese, la violenza non si ferma: viene registrata un'intimidazione ogni 28 ore.
La geografia del rischio: meno casi, ma più territori infetti
A livello nazionale, i dati globali sembrerebbero autorizzare un timido sospiro di sollievo: gli atti di minaccia e violenza censiti nel corso dell'anno sono stati 309, segnando un -6% rispetto all'anno precedente e toccando il livello più basso nei 16 anni di monitoraggio. Ma è un’illusione che la contabilità della paura smentisce subito. Il virus dell'intimidazione si sta estendendo. Ad aumentare, infatti, è il numero dei Comuni coinvolti (215, con un +4%) e delle province toccate dal fenomeno (72, +4%). Significa che il pericolo è meno concentrato, ma molto più diffuso. La mappa della violenza politica vede la Puglia maglia nera dell'anno con 51 casi, seguita a ruota dalla Campania (37), dalla Sicilia (35) e dalla Calabria (32). Al Centro-Nord la situazione non è idilliaca: la Lombardia è la regione più colpita di quella macroarea con ben 30 casi (+58%).
Il primato drammatico della Campania e l'ombra su Napoli
Se si allarga lo sguardo all'ultimo decennio (2016-2025), la Campania detiene il triste primato nazionale di regione maggiormente "sotto tiro". Dal 2010 ad oggi i casi censiti sul territorio regionale sono stati ben 872, con una media di un'intimidazione a settimana. Su 550 comuni campani, il 40% (220 amministrazioni) ha subito almeno un attacco.
All'interno di questo scenario, la provincia di Napoli si conferma l'epicentro della pressione criminale. Con 16 casi registrati in 11 diversi Comuni, Napoli torna a essere la provincia più bersagliata d'Italia. Guardando alla storia degli ultimi 16 anni, oltre la metà di tutte le minacce registrate in Campania si è concentrata qui (447 casi su 872), coinvolgendo ben 62 comuni su 92. Tra i territori colpiti ripetutamente per tre o più annualità spiccano grandi centri e realtà calde come Acerra, Afragola, Caivano, Casoria, Castellammare di Stabia, Giugliano, Torre Annunziata e la stessa città di Napoli.
L'identikit della minaccia: i sindaci nel mirino
Chi c'è nel mirino di chi vuole piegare le istituzioni? Nell'84% dei casi si tratta di attacchi diretti alle persone. E, all'interno di questa percentuale, il bersaglio principale è il Sindaco. I primi cittadini assorbono il 68% delle intimidazioni dirette agli amministratori locali, una quota cresciuta di 7 punti rispetto all'anno precedente.
Il modus operandi racconta ancora una volta la frattura profonda tra Nord e Sud del Paese. Nelle regioni meridionali e nelle Isole, il fuoco resta l'arma preferita: gli incendi rappresentano quasi il 30% delle minacce totali (un dato che al Centro-Nord non figura nemmeno tra le prime cinque tipologie). Al settentrione si preferiscono invece metodi apparentemente più asettici ma altrettanto devastanti, come le lettere minatorie (28,5% dei casi) e l'uso spregiudicato dei social network.
Il Rapporto evidenzia inoltre un legame fortissimo con i momenti di rinnovo democratico: le campagne elettorali sono i periodi storicamente più a rischio. È in quel momento che la criminalità prova ad avvicinare i candidati "scomodi" per spingerli a un passo indietro o per tentare di strappare accordi e condizionare l'esito del voto.
Difendere i territori per difendere la democrazia
"Quando si colpisce un amministratore locale, si colpisce la democrazia di un territorio, un'intera comunità, una famiglia", ricorda con forza Roberto Montà, Presidente di Avviso Pubblico. Gli enti locali, specie i più piccoli, sono il primo avamposto dello Stato e i sindaci ne diventano i parafulmini.
Proprio per questo, l'associazione lancia un appello alla politica nazionale affinché non vengano tagliati i fondi (attualmente di 6 milioni di euro annui) istituiti per diffondere la cultura della legalità nei comuni colpiti.
Il flash mob di Napoli, guidato dal sindaco metropolitano Gaetano Manfredi insieme ai rappresentanti del territorio, dimostra che la risposta non può essere solo giudiziaria, ma deve essere comunitaria. Isolare la violenza, stringendosi attorno a quelle fasce tricolori, è l'unico modo per impedire che la paura decida il futuro dei territori.
Le dichiarazioni rilasciate dal sindaco metropolitano Gaetano Manfredi
«C'è una pressione molto forte sui sindaci, sia dal punto di vista della criminalità, della camorra, ma anche delle tensioni sociali, di un'aggressività diffusa da parte dei cittadini. I sindaci sono il front office dello Stato, sono quelli più vicini ai cittadini e molto spesso pagano in prima persona queste tensioni. Il senso di questo flash mob e di questo incontro di oggi è, da un lato, testimoniare solidarietà a tanti amministratori che lavorano in condizioni difficili, ma dall'altro chiedere anche una tutela maggiore. Una tutela che significa sia un controllo del territorio, ma significa anche una tutela legale, perché molto spesso i sindaci si trovano in condizioni di grande debolezza rispetto a scelte complesse che devono fare, e un sostegno finanziario ai Comuni, perché le tensioni sociali si disinnescano se i Comuni hanno le risorse per poter dare risposte ai bisogni dei cittadini»