di Paola Iandolo
“Un’ottusa spirale di violenza dettata dall’istinto bestiale di dimostrare agli antagonisti chi è il più forte”. Per questa ragione sarebbe scoppiata - ad avviso dei giudici della IV Sezione della Corte di Appello di Napoli - la rissa all'alba di Capodanno del 2023 nei pressi di un noto bar di Mercogliano sfociata nell'omicidio di Roberto Bembo. In aula il sostituto procuratore generale Daniela Della Pietra aveva anche proposto una ricostruzione per cui aveva invocato la conferma delle condanne.
In Appello
I giudici della IV Sezione Penale della Corte di Appello di Napoli lo scorso 12 marzo, in riforma della sentenza emessa il 15 gennaio 2025 dalla Corte di Assise di Avellino, hanno confermato la condanna a sedici anni e otto mesi per Niko Iannuzzi, ritenuto l’autore materiale del delitto di Roberto Bembo e ridotto la pena inflitta a Luca Maria e Daniele Sciarrillo a quattordici anni di reclusione. La Corte ha disposto la trasmissione degli atti alla Procura della Repubblica di Avellino in relazione a Niko Iannuzzi, Luca Maria e Daniele Sciarrillo, Luigi Pescatore, Sergio Di Gaeta, Luca Galeotafiore e Domenico Mario Maietta “per quanto riterrà di propria competenza in ordine al reato di rissa aggravata”.
La ricostruzione della vicenda
Per i giudici di secondo grado, in merito alle premesse dell’accoltellamento: le contrapposte versioni concordano sul fatto che tra gli appellanti e gli amici dI Bembo vi fu un acceso confronto per motivi di parcheggio che evidentemente provocò degli strascichi visto che gli appellanti non si allontanarono una volta liberato il passaggio, ma rimasero nei pressi a bordo della Polo con atteggiamento di sfida”. Una sfida che “fu raccolta da Bembo e dai suoi amici che avvicinarono la vettura". La ricostruzione degli imputati risulta smentita dalle immagini nella parte in cui si rileva che Iannuzzi non fu estratto dalla vettura ma uscì autonomamente, comunque sorpreso dalla offensiva di Bembo e dei suoi amici tanto da non avere nemmeno l’opportunità di armarsi da subito del coltello che aveva con sé. Dalle immagini si rileva che i contendenti non si diedero il tempo di discutere passando direttamente alle vie di fatto con reciproco scambio di violenti colpi protratti anche quando Iannuzzi fu spinto a terra e scalciato da Bembo e dai suoi amici”.
Il ruolo dei fratelli Sciarrillo
Per i giudici di secondo grado Iannuzzi e i fratelli Sciarrillo: “si allontanarono solo per qualche istante per poter riordinare le idee e Iannuzzi per armarsi e aggredirlo. Come ribadito dal sostituto commissario De Fazio entrambi i fratelli del coltello con cui raggiungere Bembo, che era rimasto sul posto, e i fratelli Sciarrilo ebbero una condotta attiva nell’aggressione circondando Bembo, impedendogli la fuga e consentendo a Iannuzzi di sferrare ulteriori fendenti. Sulla posizione dei fratelli Sciarrillo nel delitto, scrivono i giudici di Appello che “deve ribadirsi che sia Luca Maria che Daniele Sciarrillo coadiuvarono Iannuzzi nell’azione omicida atteso che entrambi
circondarono Bembo impedendogli la fuga consentendo a Iannuzzi di colpirlo reiteratamente. Effettivamente, come rilevato dalla difesa, il testimone di P.G. non è stato in grado di indicare chi fra i due fratelli si sbracciasse intorno al Bembo, ma De Fazio (il sostituto commissario della Squadra Mobile) è stato molto preciso nel segnalare che dal punto dell’accoltellamento e dal capannello
formato attorno al Bembo si allontanarono tutti e tre gl imputati”.
La contestazione di rissa
In merito alla richiesta di derubricazione della condotta degli Sciarrillo nel reato di rissa aggravata, i giudici della Corte di Apello di Napoli hanno osservato come: "risulta tuttora incomprensibile la ragione per la quale non si sia proceduto per il reato di cui all’art. 588 c.p.p. (rissa) considerando i quattro uomini coinvolti nella zuffa, come da capo di imputazione, e tenuto conto che le immagini evidenziano di per sé che alla rissa parteciparono altre persone fra gli amici del Bembo che contribuirono a colpire con calci Iannuzzi senza alcun intento di limitarsi a dividere i contendenti. Per tale ragione risulta doveroso disporre la trasmissione degli atti alla Procura competente per la esatta individuazione degli ulteriori corrissanti".