La frase più dura arriva dalla madre, attraverso il suo avvocato. Valentina D’Acunto teme che le figlie, Sarah e Alisya Di Giacinto, non siano più vive. Non è una certezza investigativa, non è una conclusione della Procura, ma il pensiero disperato di una donna che da due settimane non riceve un segnale dalle ragazze scomparse dalla casa famiglia di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila.
Le due sorelle, 12 e 16 anni, sono sparite nella notte tra il 6 e il 7 giugno dalla struttura che le ospitava nel cuore del Parco nazionale d’Abruzzo. Da allora non una telefonata, non un messaggio, non un passaggio verificato che abbia consentito agli investigatori di chiudere il cerchio. È proprio questo silenzio a far precipitare la madre nell’angoscia: secondo il suo legale, Enrico Mastantuono, la donna ritiene impossibile che, se fossero vive e libere, non avrebbero ancora trovato il modo di raggiungerla o almeno di farle sapere qualcosa.
La paura della madre
Le parole dell’avvocato restituiscono il punto più fragile della vicenda: il dolore familiare che si intreccia con un’indagine ancora aperta. D’Acunto, che si trova a Minturno con il compagno, non parla direttamente. Il suo legale definisce quel silenzio come il silenzio di una madre travolta dall’ansia e dalla paura.
Ma nello stesso racconto resta anche uno spiraglio. Il fatto che non siano stati trovati corpi, e che le ragazze avrebbero portato con sé trucchi ed effetti personali, alimenta ancora l’ipotesi che si tratti di un allontanamento volontario, forse preparato. È una linea che gli investigatori non escludono, soprattutto perché l’età delle due sorelle e la durata della scomparsa rendono difficile immaginare una fuga completamente autonoma e senza appoggi.
Le ricerche cambiano direzione
Dopo giorni di verifiche in Abruzzo, attorno a Civitella Alfedena e al Lago di Barrea, le ricerche si stanno concentrando sempre di più nel Basso Lazio. I carabinieri stanno controllando abitazioni e contatti tra Minturno, Scauri e Gaeta, seguendo la rete familiare e amicale legata soprattutto al ramo materno.
Il cambio di fuoco non significa che la pista abruzzese sia stata abbandonata, ma indica che gli investigatori stanno cercando un possibile punto d’appoggio dopo l’allontanamento dalla casa famiglia. La domanda centrale resta la stessa: Sarah e Alisya sono riuscite a muoversi da sole o qualcuno le ha aiutate?
Il fidanzato ascoltato per ore
Un passaggio importante è stato l’ascolto del fidanzato di Alisya, Youssef, sentito per diverse ore dal procuratore di Sulmona, Luciano D’Angelo. Gli inquirenti hanno precisato che il ragazzo non è indagato. La sua testimonianza viene considerata utile per ricostruire gli ultimi giorni prima della scomparsa, eventuali confidenze, cambiamenti di comportamento, contatti o progetti di fuga.
È in questa zona grigia che si muove l’inchiesta. Da una parte l’angoscia dei familiari, dall’altra la prudenza degli investigatori, che non possono permettersi di scartare nessuna ipotesi. La fuga programmata resta sul tavolo, così come la possibilità che le ragazze siano state ospitate o protette da qualcuno.
Due famiglie, due letture opposte
Alla paura della madre si contrappone la speranza del padre, Stefano Di Giacinto. Attraverso il suo avvocato, Francesco Riccardi, l’uomo continua a dirsi convinto che le figlie siano vive. Il padre parla di un rapporto che si stava ricostruendo e respinge l’idea di una fine tragica. È una posizione emotiva, ma anche una lettura diversa del contesto familiare, segnato negli anni da tensioni, provvedimenti giudiziari e percorsi nelle strutture di accoglienza.
La scomparsa di Sarah e Alisya è diventata così anche il punto di emersione di una storia familiare complessa. Ma l’urgenza, per chi indaga, resta una sola: trovare le ragazze. Tutto il resto, accuse reciproche, ricostruzioni e responsabilità, dovrà restare subordinato alla necessità di riportarle al sicuro o di accertare che cosa sia accaduto.
Il tempo che pesa sull’indagine
Ogni giorno senza notizie rende più difficile il lavoro degli investigatori e più profonda l’angoscia di chi aspetta. Le ricerche nel Basso Lazio potrebbero diventare decisive perché riportano l’inchiesta nei luoghi delle relazioni più vicine alle due sorelle. È lì che i carabinieri cercano un contatto, una traccia, una presenza rimasta finora nascosta.
Per ora non ci sono indagati e non c’è una verità giudiziaria. Ci sono due minorenni scomparse, una madre che teme il peggio, un padre che si aggrappa alla speranza e un’indagine che prova a dare un ordine a due settimane di silenzio.