di Paola Iandolo
Al via gli interrogatori per i duecentocinquanta indagati coinvolti nella maxi operazione della Guardia di Finanza su disposizione della Procura di Salerno nell’ambito di un’inchiesta su presunte frodi legate ai bonus edilizi.
Sono quattro gli irpini indagati, residenti tra Solofra, Bisaccia e Montemiletto insieme agli oltre duecento indagati. Le Fiamme Gialle hanno eseguito un sequestro preventivo di beni e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 160 milioni di euro nei confronti di oltre duecentocinquanta soggetti, tra persone fisiche e giuridiche, coinvolti a vario titolo nell’indagine.
La truffa ai danni dello Stato
Il provvedimento è stato disposto dal gip del Tribunale di Salerno ed eseguito su tutto il territorio nazionale, con interventi in Campania, Lazio, Basilicata, Sicilia, Emilia-Romagna, Toscana, Lombardia, Piemonte, Puglia e Veneto. Al centro dell’inchiesta un presunto sistema fraudolento legato all’utilizzo degli incentivi statali per la riqualificazione edilizia, tra cui Bonus Facciate, Superbonus 110%, Ecobonus e Sismabonus. Secondo gli inquirenti che stanno tutt’ora conducendo le indagini – per definire i ruoli di tutti gli indagati - due organizzazioni criminali con base nel Salernitano avrebbero orchestrato una vasta truffa ai danni dello Stato, avvalendosi della collaborazione di professionisti e imprenditori.
I numeri dell'inchiesta
Le indagini avrebbero accertato che circa 80 società, distribuite in diverse regioni italiane e ritenute in gran parte fittizie intestate a teste di legno, avrebbero attestato solo sulla carta interventi di riqualificazione edilizia per milioni di euro su circa duecento immobili. Opere che, secondo l’accusa, non sarebbero mai state realizzate. Tra gli immobili coinvolti figurano sia beni riconducibili agli stessi indagati sia proprietà di privati cittadini e amministrazioni comunali completamente estranei alla vicenda. E' emerso che una società avrebbe emesso fatture per operazioni inesistenti per oltre 335 milioni di euro. L’analisi dei flussi finanziari ha infine consentito di ipotizzare operazioni di riciclaggio e autoriciclaggio per circa 17 milioni di euro. Un ruolo centrale sarebbe stato svolto da due professionisti contabili, considerati dagli inquirenti i promotori del sistema.