Napoli

Nelle chiacchiere dell'estate, che per i comuni mortali è cominciata ieri, ma per il calcio (quando va bene) ha il suo avvio a primavera inoltrata, ci sono più opinioni che fatti. Potete immaginare quello che ci arriva addosso. Basta sfogliare le pagine di un quotidiano, sportivo e non, che come piante rampicanti si aggrappano nella maggior parte dei casi al nulla, per avere la chiara percezione che quello che stiamo leggendo durerà lo spazio (quando va bene) di una giornata, per poi svanire come neve al sole l'indomani.

Quel dirigente che sta studiando una strategia di mercato che neanche si sogna è la boutade dominante. Per non parlare del tal presidente che ha "finalmente" identificato un (ennesimo) terreno per costruire il suo centro sportivo, o che sta resistendo strenuamente a offerte faraoniche per la vendita di... nulla. Poesie, affascinanti, ma nulla. Mi si obietterà che un marchio, soprattutto se ha cent'anni di bella storia, ha un valore affettivo incalcolabile. Certo, ma basterebbe mettersi d'accordo su chi sia il depositario del sentimento qui tanto reclamato (o reclamizzato). Per non parlare dei calciatori, con il loro stratosferico valore. Oddio, qui le cose negli ultimi due anni sono un po' cambiate. Prima di Antonio Conte (e del suo sodale Giovanni Manna), la SSC Napoli comprava a poco e vendeva a molto.

Non sempre, ma nella maggior parte dei casi. E questo le aveva consentito di mantenere in ordine i bilanci e farci anche qualche soldino. Dopo il ciclone salentino, però, le cose sono radicalmente cambiate e, al di là di una pletora di dichiarazioni buonistiche e ridicole di facciata, si è assistito a una diaspora di calciatori - cacciati, svalutati o regalati - in cambio di altri - inutili, dannosi, onerosi e vecchi. Vi potrei fare decine di esempi, cosa che ho peraltro regolarmente fatto con tanto di nomi e cognomi in questi ultimi due anni, ma cito per tutti il napoletanissimo Gianluca Gaetano, sbolognato con i saldi di fine stagione al Cagliari per manifesta quanto presunta inutilità e ora rincorso (si dice) da due signore squadre come Juventus e Atalanta, che hanno la fortuna di avere soltanto tecnici più "allenanti" del nostro "Fantantonio".

Ovviamente stendo un velo pietoso sul fatto che il Napoli abbia poi cercato, senza trovarlo, un calciatore proprio con quelle caratteristiche tecniche in mezzo al campo, dalla difesa alla trequarti. Allora, più che ad altre futili chiacchiere, ci si dedichi all'esercizio della verità e del mea culpa: migliorerebbe la credibilità di tutti (quando va bene).