L’ombra sull’eredità. Nell’aspra querelle giudiziaria che divide le sorelle Simona Fede e Sveva Fede non poteva mancare l’ombra dell’infedeltà. Al centro dello scontro non ci sono soltanto ville, conti correnti, gioielli e cassette di sicurezza, ma anche il ruolo di chi avrebbe dovuto garantire la tenuta formale e patrimoniale delle volontà familiari. L’avvocato testamentario, figura chiamata a custodire l’equilibrio di un’eredità cresciuta nel tempo, finisce ora dentro il perimetro delle contestazioni: il dubbio sollevato da una delle eredi è che alcune scelte possano aver favorito una sorella a danno dell’altra.
La Procura di Roma ha chiesto l’archiviazione del procedimento, ritenendo che gli elementi raccolti nelle indagini preliminari non consentano di formulare una ragionevole previsione di condanna. Ma la richiesta dei magistrati non chiude la partita. Simona Fede, assistita dai suoi legali, prepara l’opposizione davanti al giudice per le indagini preliminari e annuncia nuove integrazioni documentali.
Il patrimonio conteso
Il patrimonio lasciato da Emilio Fede e dalla moglie Diana De Feo è il cuore della battaglia. Un’eredità importante, costruita lungo carriere pubbliche e professionali di primo piano. Nelle carte e nelle ricostruzioni difensive compaiono immobili di valore, tra cui proprietà ad Anacapri, beni nel cuore del Golfo di Napoli, fabbricati di pregio e cespiti ai Castelli Romani. A questi si aggiungono gioielli, disponibilità bancarie e cassette di sicurezza.
Il nodo, per la parte che si oppone all’archiviazione, è capire se l’asse ereditario sia rimasto intatto o se, nel tempo, alcune operazioni abbiano alterato gli equilibri patrimoniali. La consulenza richiamata da Simona Fede insiste su passaggi ritenuti opachi, movimentazioni da chiarire e atti che, secondo la sua prospettazione, meriterebbero nuovi approfondimenti investigativi.
Non si tratta soltanto di una disputa familiare. Quando una successione coinvolge beni di grande valore, testamenti, eventuali quote di legittima e rapporti fiduciari, ogni documento diventa una possibile chiave di lettura. Ed è proprio sui documenti che ora si gioca la seconda fase del caso.
La richiesta di archiviazione
La Procura ha scelto la strada dell’archiviazione. Per gli inquirenti, allo stato degli atti, non ci sarebbero elementi sufficienti per sostenere l’accusa in giudizio. È una valutazione tecnica, fondata sul materiale raccolto durante le indagini preliminari, e non equivale a una sentenza sul merito delle questioni civili o patrimoniali.
Ma per Simona Fede la vicenda non può fermarsi qui. Il suo legale, Daniele Bocciolini, ha annunciato il deposito dell’atto di opposizione e ulteriori integrazioni, sostenendo che nella denuncia e negli atti successivi siano state indicate circostanze precise, ritenute dalla difesa penalmente rilevanti.
La parola passerà dunque al gip. Sarà il giudice a decidere se accogliere la richiesta di archiviazione o se disporre nuove indagini. In quel passaggio si capirà se la battaglia resterà confinata soprattutto sul terreno civile o se potrà riaprirsi anche sul piano penale.
La frattura familiare
La lite tra le sorelle affonda le radici nella gestione del patrimonio dopo la morte di Diana De Feo, scomparsa nel 2021, e si è ulteriormente irrigidita dopo la morte di Emilio Fede, avvenuta nel 2025. Da allora il conflitto si è spostato dai rapporti familiari alle carte giudiziarie, con accuse, consulenze di parte e verifiche su beni immobili, conti e firme.
È una frattura che racconta anche il peso simbolico dell’eredità. Non solo valore economico, ma memoria familiare, volontà testamentarie, rapporti di fiducia. Ogni villa, ogni conto, ogni oggetto diventa il frammento di una storia più grande, nella quale le due figlie rivendicano letture opposte della volontà dei genitori.
La prossima mossa davanti al gip
Il caso, dunque, non è chiuso. La richiesta di archiviazione segna una tappa, non la fine della contesa. L’opposizione di Simona Fede porterà davanti al gip la richiesta di ulteriori accertamenti, con l’obiettivo di fare luce sulle operazioni patrimoniali contestate e sul ruolo delle figure che, negli anni, hanno seguito la gestione dell’eredità.
Resta da capire se il giudice riterrà sufficienti gli elementi già raccolti o se aprirà un nuovo spazio investigativo. Nel frattempo, la battaglia tra le sorelle Fede resta sospesa tra diritto di famiglia, patrimonio e sospetti di infedeltà. Una vicenda privata diventata caso giudiziario, dove la memoria di Emilio Fede e Diana De Feo finisce sullo sfondo di una guerra ereditaria ancora lontana dall’ultima pagina.