La nuova emergenza esplosa nella Casa Circondariale di Avellino riaccende lo scontro sulle condizioni dell’istituto e sulla gestione della sicurezza interna. Dopo l’aggressione subita da un detenuto da parte di alcuni compagni di cella e il successivo ritrovamento di un telefono cellulare nella sua disponibilità durante il trasferimento all’Ospedale Moscati, il Sappe parla di un quadro ormai non più sostenibile.
Il sindacato autonomo della Polizia Penitenziaria denuncia criticità organizzative e gestionali che, a suo giudizio, confermano la necessità di un immediato cambio di direzione. Il prossimo 29 giugno, davanti al carcere, è prevista una manifestazione delle organizzazioni sindacali per chiedere interventi rapidi all’Amministrazione Penitenziaria.
L’intervento degli agenti
Secondo la ricostruzione del Sappe, anche in questo caso è stato decisivo l’intervento del personale di Polizia Penitenziaria, chiamato a gestire una situazione potenzialmente molto grave. Marianna Argenio, vicesegretario regionale del Sappe Campania, ha espresso preoccupazione per l’ennesimo episodio verificatosi all’interno dell’istituto, sottolineando il ruolo degli agenti, costretti a operare in un contesto definito sempre più complesso e gravoso.
L’aggressione in cella e il rinvenimento del cellulare vengono indicati dal sindacato come due segnali della stessa emergenza: da un lato la difficoltà nel controllo delle sezioni, dall’altro la presenza di oggetti vietati che continuano a entrare o a circolare all’interno del penitenziario. Per il Sappe, non si tratta di episodi isolati, ma di un problema strutturale che richiede decisioni amministrative immediate.
La richiesta al Dap
La posizione del sindacato è netta. Il carcere di Avellino, secondo Marianna Argenio, avrebbe bisogno di una guida stabile, autorevole e presente, capace di riorganizzare il lavoro, garantire equilibrio nella gestione del personale e rafforzare gli standard di sicurezza.
Da qui l’appello rivolto ai vertici del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria e al provveditore regionale della Campania, Carlo Berlini: disporre con urgenza l’avvicendamento dell’attuale direzione e attivare un interpello per individuare un direttore stabile. Una richiesta che il sindacato collega al malessere crescente del personale e alla necessità di restituire fiducia agli operatori.
Capece: serve un’ispezione
Sulla vicenda interviene anche Donato Capece, segretario generale del Sappe, che chiede formalmente al provveditore regionale un’ispezione urgente nella Casa Circondariale di Avellino. L’obiettivo, spiega il sindacato, è verificare in modo approfondito e imparziale lo stato dell’istituto, le criticità denunciate e le condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria.
Capece chiarisce che l’eventuale avvicendamento della direzione dovrebbe essere valutato solo alla luce degli accertamenti, qualora emergesse l’incapacità dell’attuale assetto gestionale di garantire una conduzione efficace. Per il segretario generale del Sappe, la questione non riguarda logiche personali, ma la necessità di assicurare una governance efficiente in un carcere che ha bisogno di stabilità, organizzazione e collaborazione interna.
La mobilitazione del 29 giugno
La protesta del 29 giugno davanti al carcere assume così il valore di un passaggio politico e sindacale rilevante. La mobilitazione punta a richiamare l’attenzione dei vertici dipartimentali e del provveditorato regionale sulle tensioni interne all’istituto, sulle carenze denunciate e sulla richiesta di un cambio di passo nella gestione.
Il messaggio del Sappe è rivolto soprattutto all’Amministrazione: il personale non può essere lasciato solo. Dopo mesi di denunce, aggressioni, sequestri di telefoni e difficoltà operative, il sindacato chiede risposte rapide, concrete e verificabili.