Il sindaco di Spadafora, Letterio “Lillo” Pistone, è stato posto agli arresti domiciliari nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Messina su un presunto patto elettorale con ambienti mafiosi. La misura cautelare è stata eseguita dai Carabinieri della Compagnia di Milazzo, su disposizione del gip del Tribunale di Messina e su richiesta della Procura guidata da Antonio D’Amato.

Ai domiciliari sono finiti anche due fratelli di 75 e 71 anni, indicati dagli investigatori come soggetti contigui alla famiglia mafiosa dei cosiddetti Barcellonesi. Le accuse contestate sono scambio elettorale politico-mafioso e corruzione elettorale aggravata dal metodo mafioso. L’indagine prende le mosse da una denuncia presentata nell’aprile 2024 e riguarda le elezioni comunali di Spadafora dell’8 e 9 giugno dello stesso anno.

Il presunto patto elettorale

Secondo la ricostruzione degli investigatori, i due fratelli avrebbero sostenuto la candidatura di Pistone, eletto poi sindaco il 12 giugno 2024, procurandogli voti non solo all’interno del proprio nucleo familiare ma anche all’esterno. Il sostegno, secondo l’ipotesi accusatoria, avrebbe fatto leva sulla percezione della loro vicinanza alla criminalità organizzata.

Per la Dda di Messina, gli elementi raccolti dai carabinieri consentono di ipotizzare un condizionamento mafioso del voto. Dopo l’elezione, sempre secondo l’accusa, il primo cittadino avrebbe adottato una serie di atti amministrativi per soddisfare richieste avanzate dai due indagati.

Nel fascicolo vengono citati presunti vantaggi legati all’assegnazione di parcheggi pubblici su aree pertinenziali di immobili privati, sgravi e agevolazioni fiscali sull’Imu, procedure agevolate per ottenere documentazione utile a pratiche amministrative e cambi di destinazione d’uso di immobili. Si tratta di contestazioni ancora al vaglio dell’autorità giudiziaria, in una fase cautelare del procedimento.

I voti spiati al seggio

L’inchiesta contiene anche una seconda ipotesi di reato, quella di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio. In questo filone sono indagati il sindaco e un’insegnante di 51 anni, che non è destinataria di misure cautelari.

Secondo gli investigatori, la donna, nella veste di segretaria di una sezione elettorale durante le amministrative del 2024, avrebbe monitorato le operazioni di voto di persone anziane o con disabilità, comunicando in tempo reale informazioni al candidato sindaco poi eletto. L’accusa ipotizza inoltre che avrebbe modificato in favore dello stesso candidato alcune schede considerate nulle o contestabili.

In cambio, sempre secondo la ricostruzione della Procura, la donna avrebbe ottenuto utilità dal Comune di Spadafora, tra cui un incarico di collaborazione volontaria e gratuita su attività legate al settore scolastico e l’ammissione di un familiare al servizio civile retribuito presso la Pro Loco di Spadafora.

Il peso politico dell’inchiesta

L’arresto del sindaco apre una fase delicata per il piccolo centro del Messinese. La vicenda colpisce direttamente l’amministrazione comunale e riporta al centro il tema della vulnerabilità del voto locale, soprattutto nei territori dove la pressione dei clan può condizionare consenso, rapporti sociali e gestione amministrativa.

La contestazione più grave riguarda il presunto scambio elettorale politico-mafioso. È l’ipotesi che trasforma una vicenda di consenso locale in un caso giudiziario di rilievo distrettuale, perché chiama in causa non soltanto singoli favori, ma la possibilità che l’esito di una competizione democratica sia stato alterato da un sostegno criminale.

Le prossime verifiche

Il procedimento è nella fase delle indagini e le accuse dovranno essere verificate nel contraddittorio davanti ai giudici. La misura cautelare, tuttavia, segnala la gravità del quadro indiziario ritenuto dalla magistratura.

Per Spadafora si apre ora una stagione di incertezza amministrativa e politica. Da un lato l’inchiesta della Dda di Messina, dall’altro la necessità di garantire continuità alla vita dell’ente e fiducia nelle istituzioni locali. Il punto più sensibile resta quello emerso dalle carte: il voto di anziani e persone con disabilità, che secondo l’accusa sarebbe stato spiato e manipolato proprio nel luogo in cui la libertà elettorale dovrebbe essere più protetta.