L’uscita dal carcere di Rebibbia chiude una delle pagine più personali e politicamente esposte della vicenda giudiziaria di Gianni Alemanno. L’ex sindaco di Roma, 68 anni, lascia il penitenziario capitolino dopo un anno, cinque mesi e ventiquattro giorni di detenzione, iniziata la vigilia di Capodanno del 2024 in seguito alla revoca dell’affidamento ai servizi sociali.
Alemanno stava scontando una condanna definitiva a un anno e dieci mesi per traffico di influenze illecite in uno dei filoni dell’inchiesta nota come Mondo di Mezzo. La misura alternativa era stata concessa in un primo momento, ma il Tribunale di Sorveglianza di Roma ne aveva disposto la revoca d’urgenza ritenendo violate più volte le prescrizioni imposte, tra spostamenti non autorizzati, inosservanza degli orari e frequentazioni vietate.
L’ultimo diario da Rebibbia
Durante la detenzione, l’ex sindaco ha affidato ai social un lungo diario dal carcere, trasformato progressivamente in una denuncia sulle condizioni dell’universo penitenziario. Nell’ultimo intervento, pubblicato alla vigilia dell’uscita, Alemanno scrive di aver ritrovato un sistema carcerario «molto più degradato e abbandonato» di quanto ricordasse, ma anche una popolazione detenuta capace di resistere, «che stringe i denti» e continua a cercare una speranza.
Il passaggio più politico è quello in cui l’ex primo cittadino sostiene che uscire da Rebibbia gli sembri «quasi disertare una trincea». Parole che chiudono la sua esperienza personale ma aprono un fronte pubblico: quello del sovraffollamento, delle celle, del caldo, dell’accesso ai percorsi di recupero e della dignità delle persone detenute.
La riduzione della pena
L’uscita anticipata è arrivata dopo il riconoscimento di una riduzione della pena legata alle condizioni detentive. Il provvedimento era stato fondato sull’articolo 35 ter dell’ordinamento penitenziario, norma che consente un ristoro quando la detenzione avviene in condizioni ritenute non conformi agli standard minimi.
Secondo la ricostruzione diffusa dallo stesso Alemanno, l’amministrazione penitenziaria aveva contestato lo sconto di pena, ma il ricorso non ha modificato nella sostanza il quadro. Il Tribunale di Sorveglianza avrebbe corretto soltanto un giorno, lasciando intatto l’impianto della decisione che ha permesso all’ex sindaco di uscire il 24 giugno.
Il nodo delle carceri
Nel suo diario, Alemanno lega la vicenda personale a un tema più ampio: le condizioni degli istituti penitenziari italiani. A Rebibbia, sostiene, restano aperte questioni sulle dimensioni effettive delle celle, sugli spazi disponibili e sul sovraffollamento. Nel testo cita anche il caso di un detenuto, Fabio, e il trauma di un trasferimento annunciato e poi ridimensionato, presentato come esempio della fragilità quotidiana di chi vive dentro il carcere.
La scarcerazione non cancella quindi il messaggio politico che l’ex sindaco intende portare fuori dalle mura. Il suo racconto si chiude con un impegno: continuare a parlare delle carceri, dei detenuti e di quella che definisce una questione sulla quale la Repubblica Italiana «si gioca la sua faccia».