Il caso di Lona-Lases torna all’attenzione del Parlamento. La deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, ha presentato un’interrogazione al presidente del Consiglio dei ministri e al ministro dell’Interno per chiedere chiarimenti su presunte minacce di morte riconducibili alla ’ndrangheta nei confronti di un ex sindaco del piccolo Comune trentino, da anni al centro delle inchieste sulle infiltrazioni criminali nel comparto del porfido.

L’iniziativa nasce dopo la pubblicazione di una lettera di Walter Ferrari, portavoce del Coordinamento lavoro porfido, sul quotidiano il T. Ferrari ha riferito di essere comparso il 3 giugno davanti al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Trento nell’ambito di un procedimento per diffamazione promosso dall’ex sindaco. Nel corso dell’udienza, secondo quanto riportato nella lettera, il legale dell’ex amministratore avrebbe sostenuto che il proprio assistito sarebbe stato più volte destinatario di minacce di morte da parte della ’ndrangheta.

La richiesta al Governo

Nell’interrogazione, depositata il 17 giugno e cofirmata dal deputato Antonio Ferrara, Ascari chiede se risulti che l’ex sindaco abbia denunciato o segnalato minacce e quali siano, se note, la natura, la provenienza e il periodo in cui sarebbero state formulate. La parlamentare domanda inoltre se il Commissario del Governo per la Provincia di Trento abbia già portato la vicenda all’attenzione del Comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica o intenda farlo con urgenza.

Il punto centrale riguarda l’eventuale valutazione del rischio. L’interrogazione sollecita il Governo a chiarire se siano state avviate verifiche per adottare misure di vigilanza, tutela o protezione nei confronti dell’ex sindaco interessato. Un passaggio delicato, perché le presunte minacce si inserirebbero in un territorio già segnato da accertamenti giudiziari e amministrativi sulle infiltrazioni della criminalità organizzata.

Il peso del caso Lona-Lases

Lona-Lases, circa 900 abitanti in provincia di Trento, è diventata negli ultimi anni uno dei simboli più inquietanti della presenza mafiosa fuori dalle aree tradizionali. Il Comune, noto per le cave di porfido, è uscito nel 2024 da un lungo periodo di commissariamento per infiltrazioni mafiose. Prima dell’elezione del sindaco Antonio Giacomelli, tre consultazioni amministrative erano andate a vuoto per mancanza di candidati o per il mancato raggiungimento del quorum.

L’elezione di Giacomelli, avvocato trentino, aveva segnato il ritorno alla guida politica ordinaria del Comune dopo una fase di forte difficoltà istituzionale. Il nuovo passaggio parlamentare riapre però l’attenzione sul clima in cui amministratori, cittadini e lavoratori si sono mossi negli anni più complessi della vicenda.

Porfido, legalità e istituzioni

La richiesta del Movimento 5 Stelle non si limita al singolo episodio. Nell’interrogazione viene chiesto anche se il Governo ritenga opportuno promuovere ulteriori iniziative, comprese quelle previste dall’articolo 143 del Tuel, per approfondire il contesto in cui le eventuali minacce sarebbero maturate. Il riferimento è alle risultanze giudiziarie emerse negli ultimi anni sulle infiltrazioni nel settore estrattivo del porfido.

La vicenda conferma quanto il caso Lona-Lases resti aperto sul piano politico e istituzionale. Dopo il commissariamento, il ritorno alle urne e la ripresa dell’attività amministrativa, il tema della sicurezza degli amministratori e della tenuta democratica del territorio torna al centro del dibattito pubblico.