"Il problema c’è, ad Acerra e negli altri comuni della Terra dei Fuochi». Non usa giri di parole Giancarlo D’Orsi, responsabile del Registro Tumori dell’Asl Napoli 2 Nord. Le sue parole, pronunciate nella biblioteca diocesana di Acerra durante l'incontro pubblico voluto dal vescovo Antonio Di Donna a un mese dalla visita di Papa Leone XIV, mettono fine a anni di omissioni e scetticismi, trasformando i sospetti in una drammatica certezza epidemiologica: in questi territori il male che non dà scampo colpisce più che altrove.
L’analisi, che copre un arco temporale ampio e dettagliato (dal 2010 al 2022), fotografa una realtà in cui i confini geografici diventano tragici confini sanitari. Il confronto tra i distretti della stessa Asl e l'intera regione Campania non lascia spazio a dubbi: la macro-area a nord di Napoli paga il prezzo più alto in termini di vite umane.
La mappa del male: i numeri del distretto di Acerra
I dati emersi dall'ultimo quinquennio consolidato (2018-2022) e dal periodo precedente (2014-2018) mostrano una geografia della sofferenza ben definita, dove l'incidenza cambia a seconda dei distretti ma resta drammaticamente sopra la media regionale.
Il primato negativo di Acerra: Se si considera l'intero arco dei dodici anni del registro, il distretto 46 di Acerra fa registrare un’incidenza delle neoplasie più elevata del 13% nei maschi e del 6% nelle femmine rispetto agli altri distretti della stessa Asl e della Campania.
La mortalità record: Nell'ultimo quinquennio, l'Asl Napoli 2 Nord registra il tasso di mortalità più elevato della regione. All'interno della stessa azienda, il triste primato spetta al distretto 42 di Arzano-Casavatore.
L'asse Giugliano-Villaricca-Qualiano: Questo distretto ha mostrato lo stesso record negativo di Acerra nell'ultimo periodo analizzato, a dimostrazione di come l'emergenza sia sistemica e non isolata.
Il contrasto con le isole: A conferma del peso dei fattori ambientali, i distretti 35 e 36 (Ischia e Procida) registrano tassi nettamente inferiori rispetto alla terraferma e all'hinterland a nord del capoluogo.
Le patologie che incidono maggiormente, in particolare sulla popolazione maschile, sono il tumore del polmone (che resta il killer principale), del colon-retto, della vescica, dello stomaco e del fegato. Il tumore del seno nelle donne mantiene invece uno standard in linea con la media regionale.
L'ombra sui più giovani: i dati pediatrici
L'aspetto più doloroso dell'inchiesta epidemiologica riguarda la fascia giovanile. Le leucemie e i linfomi tendono a prevalere nella fascia d’età tra 0 e 14 anni in tutti i territori campani. Mentre la provincia di Caserta detiene il primato per i tumori infantili e l'Asl di Avellino registra un picco preoccupante nella fascia 15-19 anni (134 casi per milione), ad Acerra i tumori maligni tra 0 e 19 anni sono stati 44 dal 2010 al 2022. Un dato che, pur nella sua drammaticità, mostra una lieve e recente flessione nel biennio 2022-2023, definita da D'Orsi come «un ultimo dato che non ci deve far disperare». Ma l'allarme resta ai livelli massimi.
Le richieste del territorio: esenzione ambientale e prevenzione immediata
Di fronte a questa scia di numeri ferali, la comunità scientifica di frontiera e la Chiesa locale chiedono un cambio di passo immediato. Non c'è più tempo per attendere i tempi lunghi della burocrazia o delle pubblicazioni scientifiche. «Va bene il registro tumori, ma noi medici di famiglia abbiamo bisogno di dati immediati. Inoltre chiediamo un ticket di esenzione ambientale» ha dichiarato il Dottor Luigi Costanzo, medico di famiglia.
La richiesta di un'esenzione dai ticket sanitari legata ai fattori ambientali è la declinazione pratica di un diritto alla salute troppo a lungo calpestato. Un appello raddoppiato dalle parole del vescovo Antonio Di Donna, che ha richiamato le istituzioni alle proprie responsabilità politiche e civili. «Di fronte a dati incontrovertibili dobbiamo solo rivendicare risposte celeri ed efficaci da parte delle istituzioni, tutte», ha concluso il presule. Le priorità sono chiare e non più procrastinabili: accelerare le bonifiche, monitorare costantemente la qualità dell'aria e dell'acqua, potenziare gli screening di massa e garantire un miglioramento netto delle prestazioni sanitarie locali. Negli ultimi anni alcuni passi in avanti sono stati fatti, ma la strada per restituire la normalità alla Terra dei Fuochi è ancora lunga.