Avellino

Avellino-Ascoli non è mai stata una partita come le altre. Le gare tra le due squadre sono sempre state accompagnate e segnate da stati d'animo, tragedie e situazioni al limite del paradossale, che hanno iscritto i match nella categoria “Impossibili da dimenticare”.

Come il 23 novembre del 1980. I lupi regolarono il picchio 4-2, ma il calcio passò in secondo piano. Quella data non sarebbe stata più dimenticata dal popolo irpino. Faceva caldo, troppo caldo per le classiche temperature autunnali. Il cielo si fece di fuoco e la terra iniziò a tremare. Il terremoto che sconquassò l'Irpinia fece oltre tremila morti e niente fu come prima. Con la macchina del tempo voliamo fino alla stagione 1987-1988. Il 3 gennaio del 1988, sul risultato di 1-1, a quattro minuti dal termine, una bottiglietta colpisce in testa il portiere dell'Ascoli, Pazzagli. Il portiere si accascia al suolo. L'Ascoli potrebbe fare ricorso, beccarsi il 2-0 a tavolino e rovinare l'Avellino, già penultimo e avviato verso la retrocessione. Decide per il contrario, in un insolito gesto di sportività (due anni dopo Alemao, colpito da una monetina a Bergamo, regalò lo scudetto al Napoli). 

Altro giro, altra corsa. Stagione 1996-1997: Avellino ad un passo dalla retrocessione in C2. Sibilia le prova tutte, chiama in panchina Pasquale Casale e fa tornare Totò Fresta. Sette risultati utili di fila. Si arriva all'11 maggio del 1997. Stadio Partenio, avversario, guarda caso, l'Ascoli. I biancoverdi devono assolutamente vincere. Fresta ha la febbre a quaranta, ma Casale non può far altro che rischiarlo. Andrà bene, benissimo. L'Avellino vince 4-1, l'attaccante romano batte tre volte Mussarra. Lupi salvi. E si arriva alla stagione 2003-2004. 18 ottobre 2003. Stadio Partenio completamente allagato e reso un pantano dalla pioggia torrenziale caduta nelle ore antecedenti alla partita. Carlucci di Molfetta, nonostante il rimbalzo del pallone non superi i due centimetri di altezza, fa giocare. Bonfiglio-Sosa firmano lo 0-2. Poi l'Avellino getta il cuore oltre l'ostacolo e pareggia, con una mischia, nel pantano. Tutto merito degli dei del calcio.

Carmine Roca