La sospensione per un anno dall'esercizio di un pubblico ufficio, il divieto, per la stessa durata, di esercitare la professione di consulente o di ricoprire uffici direttivi. Sono le misure a carico, rispettivamente, di Riccardo Feola, da 4 anni e mezzo segretario generale del Comune di Benevento, e Antonio Caggianiello, della provincia di Roma.
Sono state adottate dal gip Salvatore Perrotta, per il pericolo di reiterazione del reato, in una inchiesta del pm Maria Colucci, che aveva chiesto per entrambi gli arresti domiciliari, della Digos e, per gli accertamenti patrimoniali, della guardia di finanza. Respinta dal giudice, invece, la proposta di misura interdittiva che era stata avanzata nei confronti di Angelo Russo, un funzionario della polizia municipale, che durante l'interrogatorio preventivo del 5 giugno – un appuntamento che aveva riguardato anche Feola e Caggianiello -, aveva comunicato di aver lasciato ogni incarico.
Sette, complessivamente, le persone chiamate in causa da un'attività investigativa, supportata da intercettazioni ambientali e telefoniche, precedente a quella che il 30 marzo era sfociata nell'arresto in flagranza di Gennaro Santamaria, dirigente di Palazzo Mosti. Nel mirino degli inquirenti sono finiti fatti che vanno da luglio 2024 a luglio 2025, per i quali sono state ravvisate a vario titolo le ipotesi di reato di turbata libertà degli incanti e corruzione.
Attenzione puntata sulla procedura per l'affidamento in concessione ad un Consorzio, dei cui interessi Caggianiello è ritenuto il gestore di fatto, del Servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale dopo gli incidenti. Una procedura rimasta a lungo in stand by e poi annullata in autotutela, nell'ambito della quale, secondo gli inquirenti, Feola avrebbe accettato la presunta promessa di una somma di denaro da Caggianiello.
Delle altre persone coinvolte, tutte non sannite, tre hanno un ruolo nel Consorzio, una quarta è tirata in ballo come consulente. Tra i difensori impegnati l'avvocato Alfredo Sorge, che assiste Feola: un dirigente che, prima di arrivare a Benevento, da Isernia, nel gennaio 2022, ha svolto le stesse funzioni in numerosi Comuni di sei regioni italiane.
La notizia si è immediatamente diffusa dopo l'arrivo in via Annunziata delle auto della polizia e delle fiamme gialle, innescando il consueto tam tam ed 'eccitando' una certa fantasia 'scribacchinaria'.
Una nuova bufera, dunque, su Palazzo Mosti dopo quella che si era abbattuta tre mesi fa con l'arresto, per una presenta concussione ai danni di un imprenditore, di Santamaria: per lui il carcere e, poi, i domiciliari disposti dal gip Maria Amoruso dopo una lunga sfilza di interrogatori con il procuratore aggiunto Gianfranco Scarfo ed il sostituto Maria Colucci, che dirigono un lavoro affidato ai carabinieri e probabilmente destinato ad ulteriori sviluppi. Un lavoro ovviamente supervisionato dal procuratore Nicola D'Angelo. Di seguito la nota a sua firma.
Nella mattinata odierna, a conclusione di articolate e meticolose indagini coordinate da questa Procura della Repubblica, i militari della DIGOS della Questura di Benevento e del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (PEF) della Guardia di Finanza di Benevento hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari interdittive emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Benevento.
Il provvedimento, giunto a seguito degli interrogatori preventivi dello scorso 5 giugno, ha disposto la sospensione dall’esercizio dei pubblici uffici e servizi per la durata di 12 mesi nei confronti di un alto dirigente del Comune di Benevento, nonché il divieto temporaneo di esercitare la professione di consulente e di ricoprire uffici direttivi di persone giuridiche e imprese, sempre per 12 mesi, nei confronti del gestore di fatto degli interessi di un’impresa.
Il GIP ha ravvisato, a carico dei predetti, la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza in ordine ai delitti di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio e turbata libertà degli incanti in relazione a una procedura di gara. Tali fattispecie risultano contestate in concorso con altri soggetti. Tra questi figura il RUP della medesima procedura, per il quale questo Ufficio inquirente aveva parimenti richiesto l’applicazione di una misura cautelare; il GIP, pur ritenendo pienamente sussistente la gravità indiziaria, non ha tuttavia ravvisato le esigenze cautelari necessarie per l’emissione della misura.
L’odierno risultato investigativo scaturisce da un'attività d’indagine complessa e accurata, che ha richiesto un rilevante e prolungato impegno da parte dei magistrati di questa Procura e degli organi di polizia giudiziaria operanti. Le investigazioni, eseguite con encomiabile professionalità e in perfetta sinergia interforze dalla DIGOS della Questura e dal Nucleo PEF della Guardia di Finanza, si sono estrinsecate in prolungate attività di intercettazione e in minuziosi riscontri documentali.
Questo sforzo investigativo ha consentito di disvelare un grave quadro indiziario in ordine al reato di turbata libertà degli incanti con riferimento alla gara bandita dal Comune di Benevento per l'affidamento in concessione del "Servizio di ripristino delle condizioni di sicurezza stradale e di reintegro delle matrici ambientali compromesse dal verificarsi di incidenti stradali". Segnatamente, è emerso come gli indagati, in forza di un previo accordo mirato ad attribuire il servizio a un determinato consorzio di imprese, avessero posto in essere una condotta collusiva lungo l’intero arco della procedura.
Attraverso frequenti incontri e contatti telefonici, gli indagati avrebbero determinato il contenuto stesso del disciplinare di gara, inserendo criteri cuciti su misura e concordati direttamente tra loro, idonei a escludere le altre imprese concorrenti. Il gestore di fatto degli interessi del consorzio veniva inoltre costantemente informato dall’alto dirigente e dal RUP sullo stato dell’iter e persino sui motivi di possibile esclusione delle ditte rivali.
Le indagini hanno altresì permesso di acquisire gravi indizi in relazione al delitto di corruzione: è stato infatti ipotizzato che l’alto dirigente del Comune di Benevento, dietro la promessa della corresponsione di una somma di denaro, abbia compiuto atti contrari ai doveri d’ufficio, consistiti nell’alterare deliberatamente la par condicio delle imprese e nel favorire il citato consorzio. La medesima gara, dopo la sostituzione del RUP da parte dell’alto dirigente, veniva successivamente annullata in autotutela per irregolarità procedurali dal dirigente subentrato nel settore, che provvedeva poi a riavviare la procedura.
Si precisa che i provvedimenti eseguiti in data odierna costituiscono misure cautelari disposte nella fase delle indagini preliminari. I destinatari delle stesse, così come gli altri soggetti iscritti nel procedimento, sono da considerarsi persone sottoposte alle indagini e, pertanto, presunte innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.