Il Consiglio Regionale della Campania presieduto da Massimiliano Manfredi ha approvato a maggioranza, ma con il voto contrario della minoranza, la mozione che chiede di introdurre il principio del consenso libero e informato nella definizione dei reati di violenza sessuale, in linea con i dettami della Convenzione di Istanbul.
Il voto ha spaccato l'emiciclo, trasformando un tema di civiltà in un terreno di scontro politico tra i blocchi, mentre è stato raggiunto il consenso unanime su un secondo provvedimento strategico: il monitoraggio straordinario contro i contaminanti ambientali nelle acque regionali.
Violenza di genere: il fronte del "no" e la spinta della maggioranza
La mozione sul consenso nei reati sessuali promossa da un ampio schieramento di consiglieri di centrosinistra e Movimento 5 Stelle (tra cui Petracca, Raia, Amirante, Saiello e Trapanese) punta a fare pressione sul Parlamento affinché la legislazione nazionale si adegui agli standard europei più avanzati. A introdurre il testo in aula è stata la Presidente della Commissione Sanità, Loredana Raia (Pd), che ha rivendicato la centralità del provvedimento:
"Il principio del consenso libero ed informato è fondamentale e va sostenuto al di là delle appartenenze politiche. Questo Consiglio intende esprimere una posizione chiara affinché la discussione in atto in Parlamento non discosti la nostra legislazione dalle normative più avanzate: al di fuori del consenso si realizza sempre la fattispecie di reato della violenza sessuale".
La minoranza di centrodestra ha tuttavia espresso compatta il proprio voto contrario, evidenziando una faglia profonda sulle modalità giuridiche con cui ridefinire il reato di violenza nel codice penale.
Acque e ambiente: l'asse bipartisan sui contaminanti antropici
Se sui diritti delle donne l'aula si è divisa, il clima è cambiato radicalmente sulla seconda mozione all'ordine del giorno. Approvato all'unanimità un piano per l'attivazione di una campagna straordinaria di monitoraggio delle acque superficiali e sotterranee della Campania, focalizzato sulla ricerca di contaminanti di origine antropica (ovvero derivanti da attività umane). L'iniziativa (primi firmatari Celano, Errico, Fabbricatore e Romano), ha incassato il via libera della giunta previo accordo su una rimodulazione tecnica del testo.