Stagione 1996-1997. Una di quelle che classiche. Che iniziano bene, proseguono malino e alla fine rischi di rovinare tutto. Avellino appena retrocesso in Serie C1 dopo un solo travagliato anno di B. Il presidente Sibilia rilancia il progetto. Allestisce una rosa fortissima, ma la squadra non gira. Sibilia silura prima Zoratti poi Di Somma e con una squadra ad un passo dal baratro della C2, dà l'ultimo scossone: in panchina ci va Pasquale Casale. L'Avellino risorge. Sette risultati utili di fila, anche grazie alle reti di Salvatore Fresta, tornato in Irpinia dopo un anno e mezzo vissuto all'Alessandria. Si arriva all'11 maggio del 1997. Penultima giornata. Al Partenio arriva l'Ascoli e l'unico risultato che serve all'Avellino è la vittoria. Ma Casale rischia di perdere la punta di diamante del suo incredibile 3-3-4. Fresta ha la febbre a quaranta. "Avevo una forte influenza e non mi ero allenato nel corso della settimana" - spiega il protagonista della storia, Totò Fresta a Ottopagine.it - "Mister Casale venne in albergo e mi chiese di andare comunque in ritiro con il resto della squadra. Ero pieno di antibiotici, stavo male, ma non ci pensai. La scelta di casale fu azzeccata e andò tutto bene. Fu una giornata bellissima, segnai tre gol, ma soprattutto regalai la salvezza all'Avellino. E questo fu l'aspetto più importante". (continua sulla App Campania Calcio)
Carmine Roca