"Mi auguro che in tempi rapidissimi ci sia un intervento delle forze dell'ordine e della magistratura e che questi personaggi vadano nelle patrie galere". Le parole del sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, arrivano pesanti margine della presentazione della nuova stagione del Teatro di San Carlo. Il primo cittadino sull’inferno di piazza Montesanto punta il dito senza esitazioni: "Ci sono bande di giovanissimi che devono essere assicurate il più presto possibile alla giustizia. È un fenomeno che non va minimizzato, bisogna intervenire in maniera radicale perché le persone implicate sono ben note". Un'ammissione istituzionale che certifica lo stato d’emergenza nel cuore storico della città: i volti di chi semina il terrore hanno un nome e un cognome, eppure continuano a imbracciare armi da guerra alla luce del sole.
L’inferno nei video social: la smentita delle "stese"
I fatti del tardo pomeriggio di ieri restituiscono una dinamica ben più complessa di un semplice raid dimostrativo. I video che circolano compulsivamente sui social network, e ora al vaglio degli inquirenti insieme alle telecamere di sicurezza dello scalo della Cumana, mostrano scene di pura guerriglia urbana. Urla, spintoni, scooter e cassonetti scaraventati sul selciato, sedie che volano dai tavolini e, infine, il sordo rumore delle detonazioni. Tra la folla inerme si muove un uomo con berretto e cappuccio, che stringe chiaramente tra le mani un fucile d’assalto AK-47.
«Siamo di fronte a immagini di una gravità inaudita», denuncia il deputato di Alleanza Verdi-Sinistra, Francesco Emilio Borrelli, «che smentiscono la narrazione di una semplice 'stesa' passeggera o di un raid isolato di baby-gang. Non si tratta di ragazzini che sparano all'impazzata per fare rumore, ma di un'intimidazione mirata tra soggetti che si conoscono perfettamente, membri di fazioni criminali opposte che regolano i propri conti in mezzo ai cittadini onesti».
La ricostruzione delle ultime ore svela, infatti, che la sparatoria è stata l’apice di un’accesa e violenta lite scoppiata in strada, a cui avrebbe preso parte attiva anche un gruppo di donne, a testimonianza di una tensione familiare e di clan che ha radici profonde nei vicoli attigui.
Il maxi-blitz e il giallo del primo arresto
La risposta dello Stato non si è fatta attendere. Un imponente servizio straordinario di controllo del territorio, coordinato dalla Questura di Napoli e condotto dagli agenti dell'Ufficio Prevenzione Generale e dei Commissariati Dante e Montecalvario, ha letteralmente cinto d'assegno Montesanto e i Quartieri Spagnoli. Il bilancio della notte parla di 224 persone identificate (di cui ben 52 con precedenti di polizia) e 77 veicoli setacciati.
Durante le perquisizioni a tappeto della Squadra Mobile è scattato un arresto: in un'abitazione della zona è stato stanato un uomo di 38 anni. Nella sua camera da letto, ben nascosta, i poliziotti hanno rinvenuto una pistola calibro 9 clandestina, priva di matricola e caricata con 12 cartucce. Il trentottenne è finito in manette per detenzione di arma clandestina e munizionamento. Secondo fonti investigative, l’uomo potrebbe essere direttamente coinvolto nella faida, anche se i primi riscontri lo escluderebbero dai ruoli dei due pistoleri principali visibili nei filmati: non sarebbe lui l'uomo col cappuccio armato di Kalashnikov, né il soggetto ripreso mentre preleva una pistola da un'auto nera per fare fuoco.
L’ombra della cocaina e il fantasma di Petru
Cinque “stese” in una settimana. La ripresa della guerra tra gang di emergenti con aspirazioni da boss è un fatto. Quanto sta accadendo nel cuore del centro storico restituisce il ritratto di un’escalation ormai sul punto di non ritorno. Mentre il Kalashnikov AK-47 è stato ufficialmente recuperato, trovato dagli uomini di via Medina abbandonato sotto un’auto parcheggiata sulla pubblica via, si continua a battere la pista della faida tra le paranze dei Quartieri Spagnoli e quelle del Pallonetto di Santa Lucia, scontratesi frontalmente per la gestione del traffico di cocaina, un mercato multimilionario che continua a muovere i fili invisibili del centro storico. Questa escalation spregiudicata avviene a diciassette anni esatti dal sacrificio di Petru Birladeanu, il musicista innocente ucciso da una pallottola vagante proprio in piazza Montesanto il 26 maggio 2009. Oggi come allora, il cuore di Napoli si ritrova ostaggio di giovanissimi criminali che, come denunciato dal sindaco Manfredi, continuano a sfidare le istituzioni a viso aperto.