di Paola Iandolo
Attentato a Ranucci: i primi ad comparire davanti al gip del tribunale di Roma sono coloro che hanno piazzato l'ordigno davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci. Domani alle ore 10 sono previsti gli interrogatori di garanzia per due dei quattro indagati raggiunti dalle misure cautelari firmate dal gip Iole Moricca. I primi ad essere ascoltato dal gip che ha firmato l'ordinanza di misura cautelare sono il 53enne di Mugnano del Cardinale, Antonio Passariello e Saverio Mutone 40enne di Sperone, affiancati dai loro legali Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. Successivamente toccherà al figlio biologico di Passariello, Pellegrino D'Avino e alla compagna Marika De Filippis di Avella (in attesa del loro primogenito e finita ai domiciliari con braccialetto elettronico).
Le accuse
I quattro sono accusati di aver organizzato ed eseguito materialmente l'attentato davanti all'abitazione di Pomezia di Sigfrido Ranucci. Nomi che già comparivano nelle carte degli inquirenti in relazione a indagini sul traffico di droga, con Passariello e Mutone che hanno un passato importante nella criminalità organizzata. In particolare, Passariello è un uomo che entra ed esce dal carcere da anni e che, secondo gli inquirenti, sarebbe ancora attivo nel traffico di stupefacenti ed inserito dapprima nel clan Moccia, operativo nel Nolano e ora amico di Bernardo Cava, detto Alduccio, coinvolto nell'omicidio di Scisciano. Incensurata, invece, Marika De Filippis, fidanzata di D'Avino.
La fuga all'estero
I mandanti, al momento, rimangono ignoti. Mandanti che, però, sembrano avere una struttura organizzativa e una disponibilità economica estremamente solide: il gruppo campano, infatti, sarebbe stato pagato migliaia di euro per l'attentato a Ranucci. Ai quattro sarebbe stata promessa assistenza legale e anche la possibilità di trascorrere un periodo all'estero, in Paesi a loro scelta tra Spagna, Austria e Francia, con un mantenimento di 200 euro al giorno. Gli accusati hanno però rifiutato: non solo perché l'idea di allontanarsi non li convinceva, ma anche perché temevano che potesse essere una trappola. "Se te ne vuoi andare a divertire un po'… ti danno i soldi, mi dai la carta da ricaricare, ti vai a divertire dove dici tu… 10-15 giorni e poi tornate… ogni giorno ti caricano i soldi sulla carta", dice D'Avino. Ma subito dopo, nasce il sospetto: "Ma se mi fanno una cattiveria e mi fanno scomparire?". "Hanno cercato di corromperci, hai capito? Tipo:‘vuoi andare in Spagna? Ti mandiamo pure 200 euro al giorno noi'… Poi dopo torni qua e se succede una cosa… quelli là non ti pagano gli avvocati. Invece no! Non ci servono i 200 euro al giorno per un mese". Insomma, non si sono fidati, e hanno preferito l'arresto alla fuga.
La caccia ai mandanti dell'attentato
Le indagini dei carabinieri dei nuclei investigativi di Roma e Frascati, coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi e dal pm della Dda Carlo Villani sono tutte concentrate sui mandanti. Circostanza sulla quale non vi sono dubbi e viene confermata anche dalle intercettazioni finite nelle mani degli inquirenti. Gli arrestati - nelle captazioni - fanno esplicito riferimento a una persona terza, alla quale i carabinieri "non devono assolutamente arrivare a Corrado" e che si sarebbe attrezzata per fare in modo che il suo nome non emergesse. "Ti do fino all'ultimo centesimo quello (…) ti ringrazia, ha detto: “Io gli do fino all'ultimo centesimo”, però gliel'ho detto: se parla quell'altro lì, io non ti assicuro niente". Nessuno degli indagati, nemmeno una volta, si lascia sfuggire il suo nome. Neanche Pellegrino D'Avino, che secondo gli inquirenti aveva i contatti con il gruppo dei mandanti, non avrebbe mai incontrato di persona chi tirava davvero i fili dell'operazione. Che è ancora avvolto dal mistero.