di Paola Iandolo
Bomba a Sigfrido Ranucci: alle 10 sono previsti gli interrogatori per i primi due indagati raggiunti dalle misure cautelari. Davanti al gip compariranno Antonio Passariello e Saverio Mutone, i due che hanno piazzato l'ordigno a Pomezia e Pellegrino D'Avino, figlio naturale di Passariello che ha avuto in contatti con i mandanti dell'attentato. I tre sono difesi dagli avvocati Generoso Pagliarulo e Antonio Falconieri. E' molto probabile che i tre - ristretti a Rebibbia - non rispondano alle domande del gip.
I nuovi dettagli
Antonio Passariello e suo figlio Pellegrino D’ Avino - padre e figlio da due giorni in cella a Rebibbia con l’ accusa di aver organizzato e compiuto il raid del 16 ottobre 2025 a Pomezia contro il giornalista Sigrido Ranucci - tentarono anche di “bonificare” l’abitazione dove risiedeva D’ Avino insieme alla sua compagna Marika De Filippis (ai domiciliari con braccialetto elettronico) e i familiari della stessa ad Avella.
A captare l’attività per rilevare la presenza di microspie all’interno dell’abitazione sono le intercettazioni ambientali e telefoniche eseguite dai Carabinieri subito dopo la perquisizione disposta dal Procuratore Aggiunto della Repubblica di Avellino, Francesco Raffaele.
Le microspie piazzate durante una perquisizione per spaccio
Le captazioni iniziano a marzo, dopo una perqusizione effettuata a carico di D’Avino e della De Filippis da parte dei Carabinieri di Baiano per un’ipotesi di spaccio, vengono captati colloqui telefonici tra Passariello e la compagna del figlio e successivamente ambientali, piazzate effettivamente dai Carabinieri, nell’abitazione, che facevano emergere come con un rilevatore messo a disposizione dallo stesso Passariello, che consigliava anche di staccare la luce durante l’utilizzo e di tenerlo lontano dai telefonini. Una bonifica che non ha dato gli esiti sperati.