"Nei giorni scorsi, i militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Benevento - si legge in una ota del proccuratore Nicola D'Angelo- hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente, per un importo complessivo di oltre quattro milioni e ottocento mila euro. Il provvedimento, emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Benevento in parziale accoglimento delle richieste della locale Procura della Repubblica, ha riguardato cinque società operanti nel settore del commercio di apparecchiature elettroniche e informatiche, insieme ai loro amministratori. I soggetti coinvolti sono ritenuti gravemente indiziati, a vario titolo, di molteplici delitti tributari che spaziano dalla dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti fino all'omessa dichiarazione, all'occultamento delle scritture contabili e al sistematico omesso versamento dell'IVA.
L'intera attività investigativa trae origine da un controllo doganale mirato, svolto inizialmente dai funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Benevento nei confronti di una società con domicilio fiscale sul territorio sannita, ma formalmente amministrata da un soggetto residente in Abruzzo. Questa impresa era risultata coinvolta in ingenti operazioni di acquisto intracomunitario nell'anno 2019 per un valore di quasi cinque milioni di euro. Gli accertamenti doganali, sviluppati anche attraverso l'acquisizione di informazioni da operatori commerciali esteri che risultavano aver ceduto la merce, hanno immediatamente sollevato fondati sospetti sulla reale operatività della struttura aziendale.
I successivi e più approfonditi accertamenti condotti dalle Fiamme Gialle di Benevento, attraverso l'incrocio della documentazione contabile e l'analisi dei dati estratti dalle banche dati istituzionali, hanno permesso di appurare che la società era stata creata al solo scopo di rivestire il ruolo di cosiddetto "missing trader", agendo come una vera e propria cartiera. Questo schermo societario è stato sfruttato, tra il 2019 e il 2020, da altre imprese attive nel medesimo settore tecnologico e dislocate tra Bologna, Napoli e provincia, per realizzare una complessa frode carosello. Attraverso l'utilizzo di fatture false emesse dalla società nel beneventano, i reali beneficiari del meccanismo riuscivano a evadere l’imposta sul valore aggiunto in relazione a massicci acquisti di prodotti dall'estero, ottenendo un enorme e indebito vantaggio economico".